Traffico di droga a San Siro: arrestati 18 re dello spaccio

Traffico di droga a San Siro: arrestati 18 re dello spaccio
9 Novembre Nov 2018 12 giorni fa

In una maxi indagine smantellata l'organizzazione 'ndranghetista. Tra i clienti anche famosi calciatori

Quando si parla di droga è un tipo aperto, senza preconcetti Domenico «Mimmo» Barbaro. Classe 1973, residente a Buccinasco, nonostante il cognome ingombrante della cosca di Platì tra le più potenti della 'ndrangheta, Mimmo non fa affari solo con «compagnucci» dalle solide radici calabre. Tra i suoi uomini più fidati ci sono infatti Alessandro Di Terlizzi Miracolo, 30enne nato in provincia di Pavia e il 35enne milanese Alessandro Cannata, entrambi con casa a Buccinasco. Inoltre Barbaro non ha esitato a farsi socio anche con il gruppo di spacciatori capeggiati da Michele Luongo, un foggiano di 36 anni che abita a Settimo Milanese, ma spaccia da un pezzo sulla piazza di San Siro - tra via Tesio, via Pinerolo e via Novara, a due passi dallo stadio - grazie a una rete di pusher di tutto rispetto e organizzati come un piccolo esercito, con basi logistiche per nascondere la droga e un gruppo di calciatori come clienti. Un'alleanza rivelatasi fatale per Mimmo e altrettanto sciagurata per quelli di san Siro. Ieri all'alba gli investigatori della squadra mobile guidati dal dirigente Lorenzo Bucossi e dal capo della sezione «Narcotici» Domenico Balsamo, grazie alle ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Dda di Milano, hanno arrestato ben 18 di loro, tutti italiani, con l'accusa (pesantissima) di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. In breve: Michele non ha fatto arrivare una fornitura di cocaina al gruppo di Mimmo Barbaro, attirando (telefonicamente) l'attenzione della polizia. Risultato: sono finiti tutti in carcere anche se uno del calibro di Mimmo al momento della cattura aveva in tasca poco più di sette «ore» di «ricciola» (nelle intercettazioni 700 «grammi» di «marijuana»).

L'indagine è in realtà la costola iniziale dell'operazione «Miracolo» di un mese fa che aveva sgominato un traffico di cocaina, portando in carcere 29 persone, grazie a due noti trafficanti Marco Cademartori e Salvatore Ponzo titolari della ditta Tierra Nuestra Latina una ditta che spediva regolarmente dal Costa Rica container pieni di ananas e che una volta ogni tre mesi inseriva tra i bancali una partita di cocaina colombiana.

La squadra mobile così ha chiuso il cerchio. E lo ha fatto riuscendo a stabilire l'esistenza del gruppo di Barbaro e di quello di Luongo, entrambi pregiudicati anche con precedenti specifici, e la relazione tra loro nel luglio 2017 dopo una cessione di 460 grammi di cocaina in via Palmi, a Milano. All'epoca furono sequestrati poco più di un chilo e 100 grammi di cocaina, un chilo e 700 di marijuana e un fucile mitragliatore. In quel periodo, ma a novembre, gli investigatori affrontarono anche altri problemi nati tra i due gruppi che, anziché collaborare nel traffico di cocaina, spesso tentavano di non pagare i carichi. Fu questa l'origine così della «faida di via Creta», in zona Bonola, originata da una deriva di debiti per partite di cocaina non saldati e culminata nelle gambizzazioni di Mattia Antonio Bertelli e Roberto Strangi. Il 12 dicembre Davide Cannone fu arrestato per il tentato omicidio di Bertelli, nei confronti del quale vantava un credito di 36mila euro, mentre Davide Pezzolla venne catturato per il medesimo reato contro Strangi.

Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati 1,118 chili di cocaina, 1,735 chili di marijuana e un fucile mitragliatore da guerra, a cui si sommano i 4 chili e 200 grammi di hashish, una serra per coltivazione domestica di canapa e marijuana pronta per l'uso.

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