Città ostaggio del corteo E Salvini finisce al rogo

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17 Novembre Nov 2018 17 novembre 2018

Lanci di uova e petardi, mezzi pubblici deviati Bruciate effigi leghiste e il fantoccio di Salvini

Paola Fucilieri

Tanto riottosi, tanto ardenti da diventare addirittura «focosi» ma ancora bisognosi di mentire ai genitori per partecipare a un corteo. Dialogo di ieri mattina al bar tra due padri. «Mio figlio oggi a scuola non va: si sono rotte le tubature del riscaldamento». «Anche il mio è a casa: c'è un'assemblea straordinaria dei docenti».

I due ragazzini in questione, insieme a un migliaio di coetanei, al cento per cento hanno partecipato entrambi alla manifestazione che da tempo attendevano, ovvero quel No Salvini Day paventato durante i precedenti, oceanici cortei studenteschi tenutisi sotto la Madonnina negli ultimi mesi. I due gruppi di manifestanti sono partiti infatti intorno alle 9.30 da largo Cairoli e da piazza Oberdan per poi riunirsi in via Broletto, attenendosi al copione previsto e cioè paralizzando la città dove, negli ultimi tempi, le loro proteste «sequestrano» Milano, quindi lasciando per ultimo il colpo di scena: un manichino con la faccia di Salvini bruciato in pieno centro.

Le prime avvisaglie a indicare che non si sarebbe trattato esattamente della solita manifestazione sono arrivate quasi subito. Una bandiera della Lega e del Movimento 5 Stelle è stata bruciata all'angolo tra via Orefici e via Mazzini, a due passi dal Duomo, mentre i contestatori, esattamente com'era accaduto lo scorso 6 ottobre, lanciavano uova sulle vetrine di uno dei negozi della catena «Zara» e poi imbrattavano con la vernice una ricevitoria in piazza Diaz. Immediatamente dopo, davanti alla sede della Marina Militare in via Gonzaga, alcuni partecipanti con indosso tute bianche hanno acceso fumogeni in sostegno a Mediterranea Saving Humans.

Giunti in piazza Missori - dove le serrande dei negozi erano state chiuse e mentre il traffico impazziva in tutta la città, con gran parte delle linee Atm deviate - i manifestanti hanno seguito due diversi percorsi: una parte (6-700 giovani) ha raggiunto il consolato Usa in largo Donegani per manifestare solidarietà alla «carovana migrante» che sta raggiungendo il confine tra Messico e Stati Uniti. Lì i poliziotti in tenuta anti sommossa sono stati bersagliati da uova e petardi, quindi i contestatori hanno acceso alcuni fumogeni e lanciato un grosso petardo, fermandosi però prima delle transenne del consolato per poi spostarsi in via Turati e scrivere tra i binari del tram no borders, non prima di aver esibito però un manichino in rappresentanza delle vittime della migrazione.

Altri 400 manifestanti da piazza Missori hanno puntato invece verso via Tirso, in zona Ripamonti, dove giovedì sera era stato occupato un ex garage. In contemporanea al Lorenteggio, in via Soderini, davanti alla sede del provveditorato, un gruppo del Coordinamento dei collettivi studenteschi per protesta versava un cumulo di laterizi, tegole e terriccio.

Mentre polizia e carabinieri ostentavano l'indifferenza di chi considera la situazione normale amministrazione a pochi passi dai giardini Montanelli c'è stato il rogo di cui forse si è parlato maggiormente nonostante in piazza in tutta Italia ieri siano sfilati almeno in centomila: a un manichino con le sembianze di Salvini e, poco lontano ma con altrettanta accuratezza, ad altre bandiere leghiste, è stato dato fuoco.

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