«Incapace di intendere» assolto il killer del tallio Ma il padre: «Si rialzerà»

«Incapace di intendere» assolto il killer del tallio Ma il padre: «Si rialzerà»
Inside Over
20 Novembre Nov 2018 20 novembre 2018

Del Zotto ha ucciso con il veleno tre parenti La speranza della famiglia: «Ha un futuro»

Assolto perché incapace d'intendere e di volere. Anche se dovrà rimanere almeno dieci anni in una struttura psichiatrica giudiziaria. Ha schivato l'ergastolo chiesto dal pm Carlo Cinque della Procura di Monza e dai difensori di parte civile Mattia Del Zotto, il 28enne di Nova Milanese purtroppo noto come «killer del tallio» dopo che l'anno scorso ha ucciso con quel veleno, inserendolo nell'acqua minerale, i nonni e una zia paterni, quindi ha mandato all'ospedale cinque persone - altri quattro parenti e la badante dei nonni - che hanno rischiato la vita e sono rimaste a lungo ricoverate prima all'ospedale di Desio poi al Centro antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia dopo essere rimaste fortemente intossicate. L'assoluzione è stata decisa ieri dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Monza Patrizia Gallucci che aveva disposto d'ufficio una perizia psichiatrica su Mattia Del Zotto, la terza, dopo che le perizie di accusa e difesa avevano avuto esiti contrastanti. Il perito super partes una decina di giorni fa ha ritenuto il ragazzo infermo totale di mente per disturbo delirante e socialmente pericoloso. Un esito determinante per il verdetto di ieri.

Per l'esperto nominato dal pm monzese Carlo Cinque, Mattia Del Zotto (in carcere dal dicembre 2017) risultava invece soltanto parzialmente infermo di mente: era cioè pazzo quando ha deciso di sterminare il parentado, ma era sano di mente quando ha lucidamente pianificato come mettere in atto il suo folle piano di morte. All'opposto il giovane era stato giudicato totalmente incapace di intendere e di volere dallo psichiatra nominato dalla difesa. «Per adesso c'è da essere soddisfatti, la sentenza va rispettata, vedremo se qualcuno ricorrerà in appello - spiega al telefono Domenico Del Zotto, padre del ragazzo -. La nostra famiglia finora non ha mai rilasciato vere e proprie dichiarazioni, io e mia moglie non ne avevamo la forza. Ci siamo chiusi nel silenzio ed è stato giusto così: stavamo soffrendo noi, ma anche altre persone erano addolorate e in difficoltà a causa di quanto era accaduto e tra loro c'erano e ci sono anche dei nostri familiari, dei parenti con i quali abitiamo, una situazione particolarmente complicata, insomma».

«Con Mattia al momento abbiamo un ottimo rapporto - conclude il signor Del Zotto -, non fa che migliorare, pensiamo si rialzerà, siamo fiduciosi che per lui ci possa essere un futuro. Ormai da mesi non è più in cella da solo, ma con un altro detenuto con il quale ha un ottimo dialogo e si relaziona con serenità. Io e sua madre appena possiamo, cioè appena ce lo permettono, andiamo a trovarlo. In questo momento ci concentriamo sulle cose essenziali: per ora nostro figlio resta in carcere a Monza, non cambia nulla. C'è ancora tempo prima che lo trasferiscano, mettendolo in una struttura psichiatrico giudiziaria. A quel punto ci penseremo, ma solo allora».

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