Meese racconta (dall'interno) il miracolo Reagan

Meese racconta (dall'interno) il miracolo Reagan
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28 Novembre Nov 2018 18 giorni fa

In Italia i libri in commercio su Ronald Reagan (1911-2004) si contano sulle dita di una mano sola (o quasi). Non c'è da stupirsi. Il presidente che, in due mandati, ha cambiato gli Usa e il mondo per molti dei nostri editori, e dei nostri intellettuali, è al meglio un ex attore baciato da fortuna politica e mediatico-elettorale, al peggio è un cripto-fascista, colpevole (anche se non lo possono dire) di aver fatto crollare il golem comunista. Questo astio che spinge a mettere sotto il tappeto i risultati di Reagan non deve stupire: le idee liberali (soprattutto se di successo e made in Usa) sono state a lungo boicottate nel nostro Paese. Ora per fortuna esce una biografia molto completa, e scritta da un insider della lunga carriera politica di Ronnie. Si intitola: Ronald Reagan. Un conservatore alla Casa Bianca (Giubilei Regnani, pagg. 570, euro 24) ed è opera di Edwin Meese III, collaboratore del futuro presidente sin dal 1967 e uomo chiave alla Casa bianca, tanto da aver ricoperto, tra i molti incarichi, anche quello di settantacinquesimo procuratore generale.

Il punto di partenza dell'analisi di Meese è semplice. Una persona che si fosse addormentata nel 1980 e si fosse svegliata nel 1990 avrebbe trovato gli Usa in due condizioni completamente diverse. Nel 1980, sotto la presidenza Carter, gli Stati uniti erano in una difficilissima fase economica: in piena stagflazione. Detto in soldoni: prezzi in salita e produzione in discesa. La situazione internazionale era altrettanto disastrosa: l'Urss aveva invaso l'Afghanistan e avevano preso il potere regimi ostili a Washington in Nicaragua e a Grenada. Insomma l'America sembrava essere un Arsenale della democrazia completamente svuotato e sull'orlo del crollo. Nel 1990 la situazione era, è un fatto, ribaltata. A crollare fu il colosso dai piedi d'argilla sovietico. Per quanto in molti abbiano cercato di far finta di niente è impossibile negare il ruolo delle due presidenze Reagan (1981-1989) in tutto questo. Reagan rialzò dal baratro (inflazione all'11,83% e disoccupazione al 7,5%) l'economia a stelle e strisce sulla base di pochi irrinunciabili punti: riduzione del debito pubblico, riduzione delle tasse sul lavoro e sui redditi di capitale, riduzione della regolamentazione economica, riduzione dell'inflazione. Dal punto di vista della politica estera, il suo confronto a muso duro con l'Urss si tradusse in una vittoria totale a colpi di scudo spaziale. Meese ricorda tutte queste cose, in Italia si finge non siano mai successe, ma soprattutto, da insider, mette in luce il ruolo decisionale diretto di Reagan, spesso sottostimato anche all'estero. Non fu un presidente attore manovrato dai suoi consiglieri. Semmai un regista, da Oscar, della politica.

Oggi a Roma il convegno Trump e Reagan in cui si presenterà anche il libro su Reagan. Intervengono Gennaro Sangiuliano, Guglielmo Picchi, Gianni Pittella, Mara Carfagna e Corrado Ocone. Modera Antonio Signorini (ore 18 al Centro Studi Americani).

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