Videogiocando ci possiamo curare

Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
29 Novembre Nov 2018 19 giorni fa

Tablet e app servono per il recupero post ictus, per la riabilitazione delle mani o alleviare l'acufene

Maria Sorbi

Non chiamateli passatempi. I videogiochi e le app sono a tutti gli effetti delle terapie. Digitali. E aiutano a trattate un'infinità di disturbi, spesso con risultati più rapidi rispetto alle riabilitazioni tradizionali. Servono per il recupero post ictus, per alleviare l'acufene, per allenare le mani di chi è appena stato operato alle dita. Aiutano a stimolare i bambini autistici o affetti da sclerosi multipla, diagnosticano l'Alzheimer.

ZITTI E CONCENTRATI

Suona come un paradosso ma i videogame sono utili anche a risolvere i problemi di deficit di attenzione. Dopo essere stati demonizzati e accusati di «friggere» il cervello degli adolescenti uccidendo la loro capacità di concentrazione, ora si rivelano il contrario, alleati nei trattamenti contro l'iperattività. Ovviamente, non tutti ma solo quelli progettati ad hoc come Akili, un videogioco d'azione nato per attivare i sistemi neurologici cognitivi che risultano deficitari. Il tutto attraverso un algoritmo che si riprogramma a seconda delle diverse situazioni. Grazie al tablet i bambini riescono ad affrontare i problemi di linguaggio e dislessia. Neuroracer sembra un comune gioco di gare di automobili ma è molto di più. Chi gioca deve premere un pulsante quando sulla strada si presentano alcuni simboli colorati. All'università di San Francisco hanno dimostrato che, di partita in partita, i ragazzini affetti da disturbi dell'attenzione sono riusciti a migliorare la propria capacità di concentrazione e la memoria a breve termine.

Grazie alla consolle i ragazzini imparano a trovare il coraggio per sopportare terapie più grandi di loro, come chemio e radioterapia. È il caso di Tommi, videogioco italiano nato per dare coraggio ai bambini oncologici, che si calano nei panni di un super eroe virtuale per sconfiggere il nemico, cioè la malattia, guadagnando punti attraverso iniezioni e pastiglie.

SFIDARE LA MALATTIA

«È come se la terapia fosse scandita in più livelli di gioco - spiega Stefano Vitta, partner ed esperto di terapie digitali di Healthware International, agenzia specializzata nell'assistenza sanitaria - Così accade anche per altri giochi che, sia chiaro, non sostituiscono le cure mediche ma possono essere un valido supporto. Ora siamo nella fase dei test, nel prossimo futuro speriamo di poter essere inseriti nei protocolli del sistema sanitario».

Molti i medici e le realtà sanitarie interessate al digitale e la collaborazione tra i due mondi, apparentemente lontanissimi, porta già a qualche risultato. È il caso di Ms-fit di Roche, videogioco progettato assieme alla Fondazione italiana sclerosi multipla e a dodici centri neurologici e utile ai malati per compiere movimenti specifici e migliorare la postura. Digitale anche il trattamento anti acufene. L'app Tinnitracks funziona come una sorta di Spotify e permette di selezionare sul telefonino la musica adatta a curare il disturbo uditivo. Di fatto la playlist fa leva su determinate frequenze per attivare la capacità del sistema nervoso di modificarsi. Utilizzata per un'ora al giorno per sei mesi porta alla guarigione, tanto che in Germania il sistema sanitario nazionale ha deciso di sostenere la terapia della musica rimborsando le spese per l'abbonamento.

MirrorAble insegna ai bambini colpiti da ictus - cinque ogni 100mila - a diventare prestigiatori e nel frattempo allena i loro neuroni specchio a compensare i danni al cervello. E poi ci sono i videogiochi per chi è costretto a letto: proiettano sul soffitto della stanza partite virtuali a tennis o incontri di karate. Per i bambini che hanno paura del dottore è nata la app SuperPoteri, videogioco in cui il medico e il dentista portano il cappello da mago e, attraverso le medicine e le terapie, donano dei super poteri ai bimbi trasformandoli in super eroi.

L'APP INFERMIERA

Infinito il mondo della app. Ma attenzione: quelle serie devono aver passato l'esame dell'Ema, agenzia europea del farmaco, e del ministero della Salute. Sono utile per misurare il livello di glicemia, per controllare le frequenze cardiache, per misurare calorie o per ricordare al paziente che è l'ora delle pastiglia. Funzioni che sono tutt'altro che dettagli e servono a rendere più efficaci le cure o più puntuale la prevenzione. Ad esempio, scandire l'agenda giornaliera delle pastiglie o ricordare esami e controlli è fondamentale per gli anziani soli o per chi deve sostenere terapie delicate in cui è assolutamente necessario non sgarrare su dosi e orari.

Commenti

Commenta anche tu