Cinque stranieri che pensano davvero

Cinque stranieri che pensano davvero
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2 Dicembre Dic 2018 14 giorni fa

La famigerata «egemonia culturale della sinistra» è finita con il crollo del Muro di Berlino ovunque nel mondo ma non in Italia dove prosegue come ossequio conformista a idee superate. Non c'è alcun dubbio che sul lungo periodo vincerà la cultura di destra per mancanza di avversari. Basta guardare cosa c'è di nuovo a sinistra (niente) e cosa c'è a destra (una miriade di associazioni e riviste in ascesa). Per il momento, però, il potere mediatico, editoriale e accademico resta in mano ai discendenti dei comunisti.

Mentre qui si dorme, altrove si scrivono libri che bisogna leggere per capire come sarà il futuro. Iniziamo con Yuval Noah Harari, un saggista che in tre libri (Sapiens. Da animali a dei; Homo deus. Breve storia del futuro; Ventuno lezioni per il XXI secolo: tutti editi da Bompiani) ha tracciato un quadro insieme appassionante e sconcertante di cosa stiamo diventando. Ingegneria genetica, biotecnologia, robotica: Harari prende in esame la storia di una specie che ha interrotto l'evoluzione darwiniana e ora pretende di realizzare il suo disegno intelligente.

Di Michel Houellebecq è stato pubblicato tutto in Italia (da Bompiani), anche la lista della spesa. Mancano solo gli articoli in cui spiega il suo punto di vista conservatore. Strano... Nei suoi romanzi, da Le particelle elementari a Sottomissione, l'uomo d'inizio millennio è ritratto in tutta la sua amara solitudine e infelicità sessuale. L'Europa è finita assieme al cristianesimo. Avanzano l'adorazione della tecnologia e l'islam. Sulla religione coranica, Houellebecq ne ha dette di tutti i colori, finendo immediatamente in tribunale (dove ha vinto).

Paul Collier è un sociologo vicino al Partito laburista inglese. Curriculum universitario sopra ogni sospetto, amico dichiarato di Tony Blair, Collier ha scritto il libro più bello in assoluto sull'immigrazione: Exodus (Laterza). Collier spiega perché il multiculturalismo, numeri alla mano, non può funzionare. Poi prende il toro per le corna, e fa quello che nessuno vuole fare: valutare l'impatto disastroso dell'immigrazione di massa sui Paesi di partenza, specie quelli africani. Se esistesse una sinistra all'altezza della situazione, dovrebbe imparare a memoria questo libro. Non c'è. E quindi lo leggiamo noi.

Alain Finkielkraut viene da sinistra ma da molti anni è una voce tra le più importanti del conservatorismo. Nell'Identità infelice (Guanda) ha spiegato l'ideologia suicida alla base dell'Unione europea. L'Europa, dopo il colonialismo e le tragedie del XX secolo, ha scelto di «denazionalizzarsi» e di rinunciare a «ogni predicato identitario». L'Europa, scrive «è tenuta ad accogliere ciò che essa non è, cessando d'identificarsi con ciò che essa è». I concetti di assimilazione e integrazione, progressivamente, hanno perso rilevanza. La posizione di Finkielkraut è netta: «La nostra eredità, che non fa certo di noi degli esseri superiori, merita di essere preservata, nutrita e trasmessa tanto agli autoctoni quanto ai nuovi arrivati». La sfida dunque parte dai banchi di scuola.

Dario Antiseri... ok, già sento l'obiezione: lui è italiano. E invece no, Antiseri è austriaco. Ha speso otto anni per trovare un editore all'austriaco Karl Popper e agli economisti di scuola liberale, gli austriaci Ludwig Von Mises e Friederich Von Hayek. Il nostro filosofo più importante, dal quale è necessario passare per comprendere il rapporto tra fede e ragione, tra libertà economica e libertà individuale, tra un mercato rapace e un mercato davvero libero, tra un'Europa senz'anima e una ben radicata nel cristianesimo; il nostro filosofo più importante, dicevo, pubblica con il piccolo (ma grande culturalmente) editore Rubbettino, non ha mai o quasi ricoperto incarichi istituzionali e non va ospite nei talk. Quindi, purtroppo, non ce lo meritiamo: è austriaco.

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