L'Inghilterra è ancora al centro (della Brexit)

L'Inghilterra è ancora al centro (della Brexit)
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2 Dicembre Dic 2018 14 giorni fa

Nell'Inghilterra di mezzo di Jonathan Coe, che non è la Terra di mezzo, bensì la landa della middle class sempre più arrabbiata (perché anziché essere nel middle, il centro della nazione che ha sempre occupato, ora si ritrova - o sente di ritrovarsi - ai suoi margini), c'è spazio per ironizzare e riflettere sullo stato attuale del Paese: un Regno da sempre bizzarro, dominatore, indipendente, abituato a rompere le regole in caso di bisogno («Perfino William Blake l'ha fatto», nota uno dei personaggi: il poeta si inventò, in un verso, il participio builded...), alla faccia del conservatorismo. Eppure, nonostante l'eccentricità insulare conclamata, in grado di mettere in subbuglio l'Europa intera con il referendum per l'uscita dall'Unione.

Middle England di Jonathan Coe (Feltrinelli) è un romanzo sulla Brexit: comincia con le elezioni del 2010, che portano a un governo di coalizione fra i Tory di Cameron e i Liberal di Clegg, prosegue lungo le rivolte del 2011, i gloriosi Giochi olimpici del 2012 (che risollevano l'orgoglio patriottico perfino nei più scettici e apatici e antinazionalisti), le elezioni successive, il referendum per la Brexit, il voto e il dopo (si conclude nel settembre del 2018). I protagonisti sono vecchie conoscenze dei fan di Coe: i fratelli Trotter, Benjamin e Lois, e la figlia di lei, Sophie. È il ritorno della Banda dei brocchi, versione disillusa. Su tutti i fronti: intellettuali «impegnati» come il commentatore politico Doug, di sinistra, con moglie milionaria ex modella e figlia militante sul fronte radical (chic, ovvio); lo scrittore Benjamin, indeciso se sostenere l'uscita o meno dall'Unione perché, alla fine, un problema con l'Unione c'è; la suocera di Sophie, ultraconservatrice che non vede l'ora di «farla pagare» a Cameron; Ian, marito di Sophie, maschio bianco che si sente vittima del politicamente corretto; la stessa Sophie, politicamente correttissima docente di Arte all'Università, che viene denunciata per avere «discriminato» una studentessa trans, eppure non riesce a fare valere le proprie ragioni; il surreale assistente del capo delle comunicazioni del governo, il quale rivela che, all'interno del governo stesso, per mesi hanno parlato di Brixit, senza sapere che tutto il Paese la chiamasse Brexit...

La rabbia, l'odio, i fraintendimenti, le tensioni razziali, le invidie, le frustrazioni, i piccoli litigi che esplodono in «casi» ingestibili: è davvero una England molto middle, molto media, quella di Coe. Impietosa, spesso divertente, e senza troppa virtus.

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