Gentiloni contro Salvini, spinge Global Compact e tenta CinqueStelle

Gentiloni contro Salvini, spinge Global Compact e tenta CinqueStelle
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3 Dicembre Dic 2018 03 dicembre 2018

L’ex premier ha le idee chiare: spalancare le porte all’immigrazione di massa, anche quella non dettata da motivi umanitari bensì unicamente economici. Lo spettro del Global Compact incombe sul nostro Paese, aprire le porte per non farsi nemici suona come una minaccia

L’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni attacca il governo, e Matteo Salvini in particolar modo, in un’intervista rilasciata a Repubblica.

Ovviamente si torna a parlare della trappola del Global Compact, vista dal Pd come una grande possibilità che bisognerebbe invece cogliere al volo. “La decisione di non ratificare il Global compact è incredibile. Nel momento in cui c’è un consenso globale, che chiede ai Paesi ricchi di impegnarsi ad accogliere un certo numero di migranti e ai Paesi di provenienza di accettare accordi di rimpatrio, Salvini decide che il governo deve seguire Orban e la Repubblica ceca tirandosi fuori. Peccato che a loro l’accordo non interessi, a noi sì.”

Quindi quale sarebbe l’unica via per arrivare ai numeri giusti? Secondo l’ex premier tutto dovrebbe basarsi su un asse tra Partito Democratico e CinqueStelle, il solo modo per arrivare all’approvazione del testo proposto dall’Onu. Ecco dunque la demonizzazione degli avversari politici ed il biasimo rivolto ai tanto desiderati alleati, col malcelato intento di portare acqua all’arrugginito mulino dei “democratici”. “Purtroppo l’iter del decreto sicurezza racconta una storia opposta, con il dissenso dei 5 Stelle che viene assorbito e il resto della destra che si accoda alla linea Salvini.”



Quest’ultimo è protagonista di quella che viene definita una “piccola strategia della tensione. “Abbiamo un governo che invece di risolvere i problemi li cavalca. Salvini aveva avuto in eredità un crollo degli sbarchi, avrebbe potuto mettersi al lavoro per risolvere la situazione.”, prosegue Gentiloni. “Si culla sugli allori dei nostri risultati e non fa nulla per i rimpatri, che in questi mesi sono diminuiti. Toglie decine di migliaia di persone da percorsi di integrazione, ma non li rimanda nei Paesi di provenienza. Li confina nell’illegalità, carburante per il proprio consenso”.

Anche se i risultati del suo Pd nella materia in esame non sono tangibili, Gentiloni tenta disperatamente di accumulare meriti da esporre nell’intervista, così da risultare più credibile e da alimentare il sogno Global Compact verso cui spinge la sua cerchia. “Siamo riusciti a dare un colpo serissimo al traffico di esseri umani. Oggi sarebbe possibile quel che due anni fa sembrava un'utopia. Trasformare le migrazioni in un fenomeno regolare attraverso corridoi umanitari per i rifugiati, che potrebbero essere decuplicati, e con quote di migranti economici”.

Insomma portarli in casa e spalancare ancora di più le porte per non rischiare di farseli nemici, il piano è chiaro. “Cosa facciamo con gli irregolari? Li dichiariamo clandestini e li spingiamo verso comportamenti illegali per poi insultarli su Twitter, o manteniamo e miglioriamo il sistema di accoglienza e integrazione? Se semini esclusione raccoglierai odio. E purtroppo l'Italia sola, isolata, l'Italia dei 'tanti nemici tanto onore', de 'la pacchia è finita', non è un Paese più sicuro, ma un Paese in cerca di guai.

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