Il diktat dell'Europa all'Italia: ci chiede tagli da 12 miliardi di euro

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4 Dicembre Dic 2018 6 giorni fa

La trattativa serrata tra Roma e Bruxelles. Ma Moscovici chiede sforzi enormi: "Il deficit italiano va ridotto ancora"

L'Eurogruppo ha riconosciuto la "non conformità particolarmente grave" della manovra italiana rispetto alle indicazioni dell'Ue. Ma ad oggi il dialogo tra Roma e Bruxelles resta aperto. Lo ha detto ieri Conte, lo ha ribadito Salvini e pure Moscovici stamattina ha "preso atto" dei "recenti annunci del governo di voler ridurre il deficit, è un primo passo nella giusta direzione". Insomma: la trattativa va avanti, anche se la Commissione si aspetta "ulteriori dettagli" per valutare "la dimensione di questo passo" verso la riduzione del deficit. Il problema, infatti, sono i conti: Bruxelles chiede un taglio lacrime e sangue da dodici miliardi di euro. Mica bruscolini.

"Quello che è chiaro - dice Moscovici - è che noi abbiamo bisogno di passi molto concreti e credibili. È ovvio che noi lavoriamo nel quadro delle regole: io sono a favore di una flessibilità che sia dentro le regole. Questo significa che le regole devono essere rispettate. Questo è un messaggio chiaro che vogliamo inviare". E il "messaggio" porta un peso econonomico non indifferente: l'Ue potrebbe anche fare qualche passo verso Roma, ma la manovra andrà tagliata. E di molto. Molto più di quanto, ad oggi, Salvini e Di Maio sembrano pronti a raccimolare. Ieri nei corridoi di Palazzo Chigi si parlava della ricerca di qualcosa come 4 miliardi di euro da tagliare alle risorse per ora stanziate per Quota 100 e reddito di cittadinanza. Eppure potrebbero non bastare.

La Commissione vorrebbe far calare quel magico numero ben sotto la soglia del 2%. Conte sostiene di "non lavorare per questo obiettivo" e annuncia "ulteriori passaggi con le istituzioni Ue". Ma le pressioni da Bruxelles ci sono eccome. Secondo quanto scrive La Stampa, il taglio delle spese desiderato dalla Commissione ammonta a oltre 12 miliardi di euro. Quasi il triplo di quelli "messi in conto" da Salvini e Di Maio. "La Commissione - spiega il quotidiano torinese - insiste infatti sul deficit strutturale, calcolato al netto del ciclo economico e delle misure una tantum, unico parametro di riferimento per verificare il rispetto delle regole". Per abbattere il deficit strutturale si potrebbe spostare alcune delle risorse alla voce "investimenti" anziché spese per welafare (quota 100 e reddito minimo), ma la cifra resta comunque molto alta.

I conti sono presto fatti. L'Ue aveva chiesto all'Italia una riduzione del deficit strutturale dello 0,6%. Ad oggi la manovra prevede invece un aumento dello 0,8%, creando così un "delta" dell'1,4%. Cosa significa? Che in soldoni ballano 25 miliardi di euro. Certo, le trattative sono fatte appositamente, dunque Bruxelles non chiederà tutto il malloppo. Ma qualcosa sì. Invece di una riduzione dello 0,6%, la Commissione sarebbe pronta a accetare un taglio dello 0,1%. Da differenza rispetto a quanto previsto dal ddl Bilancio è dunque di "solo" lo 0,9%, ovvero 16,2 miliardi. Se si conta poi lo "sconto" dello 0,2% assicurato dall'Ue per coprire le spese del dissesto idrogeologico, il calcolo della differenza tra richieste di Bruxelles e conti di Roma scende allo 0,7% che significano appunto 12,6 miliardi di euro. Ovvero quelli che, come detto prima, l'Europa sta chiedendo all'Italia di trovare per evitare la procedura di infrazione.

Il problema è che se l'Italia accettasse di tagliare così tanto il deficit strutturale, quello nominale (ovvero il famoso numerino su cui tanto si sta discutendo) arriverebbe all'1,7%. Ben lontano dal 2,4% scritto da Di Maio e soci nella manovra. La soluzione, come detto, potrebbe essere quella di spostare una parte delle risorise al capitolo investimenti, facendo così risalire il calcolo del deficit nominale al 2% o giù di lì. "Se recuperiamo delle somme", ha detto stamattina Conte all'Avvenire, una riduzione del deficit "ragionevolmente ci potrà essere. Ma in questo momento non fornisco nessun numero. Sarebbe scorretto e controproducente in pieno negoziato anticipare ai giornali i numeri".

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