Mediaset punta Vivendi. Ora vuole "cancellare" il contratto Premium

Mediaset  punta Vivendi. Ora vuole cancellare il contratto Premium
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5 Dicembre Dic 2018 8 giorni fa

Il giudice concede più tempo per le memorie La prossima udienza fissata il 12 marzo

Mediaset e Fininvest vogliono ormai solo i danni da Vivendi nell'ambito del procedimento in corso a Milano che vede il Biscione e la controllante fronteggiare i francesi per non aver rispettato l'accordo di acquisizione di Premium nei tempi e nei termini previsti dal contratto vincolante stipulato nell'aprile del 2016. Le società della famiglia Berlusconi hanno quindi mutato la richiesta che non punta più all'esecuzione dell'accordo di compravendita della pay tv, ma alla risoluzione del contratto per inadempienza e al contestuale risarcimento. E il risarcimento potrebbe costare caro ai francesi, visto che la richiesta è di tre miliardi di euro. Inoltre, a questo punto, la stessa Premium potrebbe accodarsi alla maxi-causa. È questo quanto emerso ieri dall'udienza davanti al giudice della quindicesima sezione civile del Tribunale di Milano, Daniela Marconi, che ha rinviato il procedimento al prossimo 12 marzo, dando quindi più tempo alle parti per depositare memorie aggiuntive: la società guidata da Pier Silvio Berlusconi avrà tempo fino al 30 gennaio mentre Vivendi fino al 28 febbraio). Nessuna ipotesi di accordo stragiudiziale, quanto meno al momento.

La causa era stata promossa da Mediaset e dalla holding Fininvest, che controlla il 40% del capitale dell'emittente tv, per chiedere l'esecuzione del contratto di acquisto di Premium da parte di Vivendi, oltre al risarcimento per i danni provocati dalla mancata acquisizione e di quelli provocati dalla violazione degli accordi che limitavano al 3,5% la presenza reciproca nel capitale del partner: oggi Vivendi ha il 28,8% di Mediaset, ma il diritto di voto è sterilizzato appena sotto il 10% del capitale.

In dettaglio, il contratto su Premium prevedeva la vendita della pay-tv di Mediaset a Vivendi e lo scambio azionario del 3,5% del capitale. Nell'estate 2016, il gruppo media fondato da Vincent Bolloré aveva sparigliato le carte, comunicando di non voler dare seguito al contratto secondo i termini prestabiliti. Da quel momento tra i due colossi media si è scatenata la guerra, culminata con il tentativo di scalata ostile di Mediaset da parte di Vivendi nel dicembre 2016. Un rastrellamento che, a causa della contestuale presenza dei francesi in Tim (di cui sono i primi soci con il 23,9%), era finita nel mirino dell'Agcom. L'Autorità aveva quindi imposto a Vivendi di scegliere quale delle due partecipazioni «alleggerire», scendendo sotto al 10%; il ricorso al Tar da parte dei francesi ha poi allungato i tempi.

Negli ultimi due anni comunque la situazione si è evoluta. Mediaset ha stretto un accordo di collaborazione sui contenuti della pay tv con Sky a cui ha, recentemente, ceduto proprio Operation Pay, ramo d'azienda di Premium attivo negli ambiti della manutenzione tecnica e delle aree commerciali. In Piazza Affari Mediaset ha chiuso la seduta in calo dell'1,4% a 2,71 euro.

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