Nuovo obolo per le banche Il fondo anti crac batte cassa

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5 Dicembre Dic 2018 13 giorni fa

Bankitalia ha inviato i moduli per fissare i contributi L'Ecofin approva un nuovo paracadute in caso di crisi

Dopo aver messo sul piatto «volontariamente» 320 milioni per aprire il paracadute «salva Carige» del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, le big del credito sono chiamate ad aprire nuovamente il portafoglio dando il loro contributo a un altro fondo per le emergenze. Dal primo gennaio 2016, infatti, tutti gli intermediari dell'area Euro sono chiamati a partecipare al Fondo di Risoluzione Unico (Single Resolution Fund) mediante contribuzioni annuali ex-ante. E da Bankitalia sono già partiti i moduli da compilare per il 2019: in particolare, sono state avviate le attività funzionali alla rilevazione dei dati per il calcolo delle contribuzioni 2019 con gli schemi e i documenti utili alle segnalazioni che vengono poi raccolte dalla squadra di Ignazio Visco.

Per il 2019, in linea con le previsioni del Regolamento Ue, si legge nei moduli, «il template è stato aggiornato con uno degli ulteriori indicatori di rischio previsti dalla normativa, rappresentato dalla quota dei prestiti e dei depositi interbancari nell'Ue posseduta dai singoli enti».

L'anno scorso le banche italiane (e le Sim) hanno fornito al Fondo di risoluzione unico 748 milioni di euro, a fronte dei 762 raccolti nel 2016. Hanno partecipato 507 istituzioni italiane, di cui 503 banche e quattro Sim. L'ammontare dei versamenti per il 2017 era risultato leggermente inferiore rispetto all'anno precedente per effetto di una riduzione del contributo annuale di base calcolato a livello di sistema bancario nazionale. La contribuzione italiana ha rappresentato circa il 10% di quella europea. Al 30 giugno 2018 l'autorità unica di risoluzione delle banche (Srb) ha invece raccolto 7,5 miliardi di euro di contributi ex-ante da 3.315 istituti. In totale, il fondo salva-banche al momento è dotato di 24,9 miliardi di euro. L'obiettivo è raggiungere una cifra pari all'1% dei depositi garantiti entro la fine del 2023.

Proprio ieri mattina all'alba, dopo oltre 15 ore di negoziati, i 27 ministri delle Finanze della Ue hanno raggiunto un accordo su un pacchetto di misure per ridurre i rischi nel settore bancario. Il presidente dell'Eurogruppo Mário Centeno ha illustrato l'intesa, spiegando che questa riguarda principalmente la riforma del Meccanismo europeo di Stabilità (Esm) il quale diventerà il paracadute del Fondo europeo di risoluzione prima del previsto, già nel 2020, «purché vi siano state sufficienti riduzioni dei rischi nei bilanci bancari». L'Esm interverrà anticipando le risorse al Fondo di risoluzione unico, che poi dovrà rimborsarle al fondo salva-Stati attraverso i contributi delle banche.

Tra le misure concordate ci sono, infine, quelle sulle conglomerate: potranno non dedurre dal capitale proprio le partecipazioni detenute nelle assicurazioni fino al 31 dicembre 2024 (la possibilità scadrebbe il 31 dicembre 2018). Si tratta del cosiddetto «compromesso danese» che riguarda anche Mediobanca che è primo azionista al 13% delle Generali. La partecipazione è già dedotta dal Cet1 all'80% e lo sarà entro la fine dell'anno.

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