Usa, lobbisti dei sauditi pagarono viaggi e alberghi lussuosi nell'albergo di Trump per fare pressioni sui veterani

Usa, lobbisti dei sauditi pagarono viaggi e alberghi lussuosi nell'albergo di Trump per fare pressioni sui veterani
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6 Dicembre Dic 2018 7 giorni fa

Secondo le prime ricostruzioni, lobbisti rappresentanti dell'Arabia Saudita avrebbero pagato stanze e viaggi lussuosi ai veterani per fare in modo che facessero pressioni su leggi invise a Riad. Ora Trump rischia una denuncia federale per aver accettato soldi (tramite il suo hotel a Washington) da un governo straniero

Stanze e viaggi lussuosi in cambio di pressioni contro leggi ostili alla capitale dell'Arabia Saudita. È successo negli Stati Uniti, dove lobbisti rappresentanti il governo di Riad avrebbero prenotato decine di camere al Trump hotel di Washington, proprio nel periodo a ridosso delle elezioni nel 2016 che hanno portato il tycoon alla Casa Bianca, per ospitare reduci militari americani.

Il pagamento sarebbe stato di 270mila dollari per circa 500 notti. A denunciarlo, alcuni documenti di cause giudiziarie che accusano il presiente Donald Trump di aver incassato profitti da governi stranieri. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, i lobbisti avrebbero pagato soggiorni ai veterani per mandarli a Capitol Hill con l'intento di fare pressioni contro leggi invise al Regno. Secondo le accuse, all'inizio di questo programma, i lobbisti avrebbero utilizzato alberghi nel nord della Virginia ma proprio nel dicembre del 2016, avrebbero iniziato a utilizzare l'albergo, appena inaugurato da Trump, nel centro della capitale degli Stati Uniti.

La vicenda ora è al centro di un paio di denunce federali in cui si afferma che il presidente Trump avrebbe violato la Costituzione accettando "regali" da governi stranieri, nella forma di pagamenti all'albergo di cui è proprietario. I lobbisti si difendono dicendo che la decisione di prenotare le stanze al Trump International (dove in quel periodo il costo medio era di 768 dollari a notte) era dovuta agli sconti che il brand riservava ai gruppi e non per ottenere favori dal presidente. Ma, secondo quanto si apprende, i reduci che parteciparono a quelle iniziative avrebbero affermato di essere all'oscuro del fatto che fossero i sauditi a pagare.

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