Abdrazakov: "Sono un unno che usa i social"

Abdrazakov: Sono un unno che usa i social
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7 Dicembre Dic 2018 11 giorni fa

Il basso Ildar Abdrazakov è il miglior Attila in circolazione, per voce e presenza scenica. Gestisce sapientemente la propria attività, da artista del Duemila, consapevole che «un tempo gli interpreti erano divi intoccabili. Ora dobbiamo essere vicini al pubblico, coi social siamo tutti amici». Ha 42 anni, è nato a Ufa, negli Urali, papà regista e mamma pittrice, ha dunque vissuto l'arte come pane quotidiano. Solo a un certo punto, però, decise di dedicarsi all'opera.

Quando?

«Dopo aver ascoltato un'incisione di Attila con Samuel Ramey».

E si scoprì basso, nella Russia serra di bassi

«Ma non scherzate neppure voi italiani. Bassi come Furlanetto o Raimondi sono molto amati in Russia».

Lei deve tanto alla Scala?

«Debuttai nell'anno 2001, in Sonnambula. Poi sono tornato tante volte».

Quindi conosce i segreti della bottega scaligera...

«A partire dai due punti strategici del palcoscenico: da lì, la voce corre ovunque».

Questa regia è compatibile con voi cantanti?

«Davide Livermore (regista, ndr) ha un passato da cantante, sa che cosa si attende il pubblico e in quali condizioni un interprete dà il meglio di sé».

È stato Attila più volte. In questa edizione che cosa le stanno chiedendo di diverso?

«Qui sarà un generale, con tanto potere. Dovrei entrare a cavallo, speroLa storia è spostata al secolo scorso quindi devo frenare certi sfoghi selvaggi dell'Attila delle invasioni barbariche. Sono piuttosto statico all'inizio, ma via via diventerò più cattivo».

Questa è l'opera del basso, mentre il tenore, l'eterno protagonista, una volta tanto è messo all'angolo.

«Vero, però è lui che fa il duetto d'amore con Odabella. Io sarò più spiccio dicendo semplicemente, tu sarai mia sposa».

In compenso, il terribile unno viene ucciso da una donna, dalla propria donna

«Quando feci Attila nel teatro di Astana dovetti oppormi, volevano cambiare il finale. Non accettavano l'idea che fosse Odabella a uccidere Attila. Dissi che il finale era quello, così aveva voluto Verdi».

Ha cantato con suo fratello Askar, anche lui basso? Tra l'altro sembrate gemelli...

«Potremmo pensare a Mefistofele, sfidando il pubblico a riconoscerci. Askar ha già cantato alla Scala, una ventina d'anni fa».

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