Com'è contemporanea l'arte sacra in un'epoca profana

Com'è contemporanea l'arte sacra in un'epoca profana
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7 Dicembre Dic 2018 11 giorni fa

In mostra ad Ascoli Piceno opere di diverse generazioni, da Pignatelli a Del Monte

Nel tempo profano della secolarizzazione, dello svuotamento di chiese e seminari, che cosa ne è dell'arte sacra? Nel tempo profano in cui la Chiesa commissiona molto meno che nel passato, e con molto meno rigore teologico (spesso senza esigere il rispetto nemmeno dei più elementari criteri iconografici cattolici), che cosa producono gli artisti comunque attirati dal sacro? Infine: nel tempo profano della disintermediazione finanche ecclesiale, laddove la religione evapora in spiritualità, che cosa può offrire l'arte a chi continua a cercare il trascendente?

L'arte che protegge. Dipingere il Sacro in un tempo profano prova a rispondere a queste domande che sono collettive e mie personali. Se non fossi cattolico, anzi, cattolico praticante, anzi anzi, devoto mariano, non avrei sentito l'urgenza di una mostra del genere. Avrei forse proposto l'ennesima mostra mirata al sociale, all'ambientale (abbondano gli artisti all'uopo), fingendo che l'uomo possa salvare l'uomo o addirittura il pianeta. (...)

«Bisogna ristabilire l'amicizia tra la Chiesa e gli artisti» disse Paolo VI nel lontano 1964, segno che il problema non è per nulla nuovo. Tuttavia a ogni stagione si rinnova e si aggrava, come sa chi frequenta le chiese di recente costruzione o altresì quelle antiche, spesso violate da inserimenti a volte antiartistici, a volte anticattolici, a volte entrambe le cose. Non vorrei dover rispiegare i motivi dell'incompatibilità di astrattismo e minimalismo con la fede cristiana, non ho una grande vocazione pedagogica e poi mi sembra talmente chiaro: il cristianesimo è basato sull'Incarnazione e l'Incarnazione è figurazione. «Sacra è quell'arte che aiuta a conoscere Dio attraverso il Volto di Cristo» ha sintetizzato il teologo Enrico Maria Radaelli. (...)

Quindi cosa troviamo in questa mostra che pretende di essere, anche, una sorta di stato dell'arte sacra italiana? Troviamo sia esempi di arte sacra ufficiale, tratti dalla non molta arte sacra oggi commissionata dalle istituzioni religiose, sia esempi di arte sacra realizzata per devozione privata, dell'autore o dell'eventuale committente, sia esempi di arte priva di immediata finalità religiosa ma prossima al sacro perché scaturita dal confronto, magari all'apparenza soltanto formale eppure sempre aperto a metafisiche valenze, con le Madonne e i Santi dei secoli d'oro. Ci sono dunque pittori molto religiosi, come Giovanni Gasparro, un grande specialista, quasi un consacrato, come Giuliano Guatta che aspira a essere guidato, nel gesto artistico, dai Santi, dagli Angeli e dallo Spirito Santo, come Elvis Spadoni che ha studiato in seminario. Ci sono pittori senz'altro religiosi ma immersi nel circuito dell'arte profana, insomma l'arte normale, e fra questi annovero Pietro Capogrosso, Marco Cingolani, Ilaria Del Monte, Letizia Fornasieri, Davide Frisoni, Daniele Galliano, Giulia Huober, Fulvia Mendini (potrei dimenticarmi qualcuno perché, vorrei fosse chiaro, l'invito a partecipare non era subordinato alla recita del Credo). Ci sono pittori poco religiosi e sospetto siano la maggioranza. Ci sono pittori per nulla religiosi come Ercole Pignatelli, il decano della mostra (è nato a Lecce nel 1935) che qui rappresenta il trait d'union con la grande rassegna di arte sacra organizzata a Palermo nel 1978 da Luigi Carluccio, forse il vero precedente della presente mostra. Ci sono pittori che per la Chiesa lavorano molto (appunto Gasparro), ogni tanto (Di Stasio), troppo di rado (Guatta, Vezzani), mentre il grosso dei partecipanti non ha mai ricevuto commissioni ecclesiastiche. Appartengono alle diverse generazioni oggi attive nella pittura italiana, in un arco lungo mezzo secolo che si estende da Ercole Pignatelli fino a Ilaria Del Monte che è dell'85. Tutti i quadri, lo ripeto, appartengono al linguaggio proprio di una fede basata sull'Incarnazione ossia al figurativo. Vastissimo ambito al cui interno trovano spazio le rappresentazioni più realistiche e quelle più stilizzate (fra queste ultime il grande quadro di Cingolani che pure è un convinto iconodulo: «Il cattolicesimo senza immagini è come una fede senza preghiere: vuota»). Alcune opere erano già esistenti, altre sono state dipinte per l'occasione. Appositamente realizzata anche l'unica scultura, plasmata in terracotta dallo scultore piceno Paolo Annibali, solito a confrontarsi col sacro.

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