Così sparirono dall'Italia le musiche dell'"Attila"

Così sparirono dall'Italia le musiche dell'Attila
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7 Dicembre Dic 2018 6 giorni fa

Sono custodite al British Museum di Londra All'Archivio Ricordi resta il contratto di Verdi

La partitura dell'«Attila», opera lirica scritta da Giuseppe Verdi? L'originale oggi si trova al British Museum di Londra. Il solito destino di certi tesori (storici e non) piccoli e grandi - italianissimi - che per i più diversi motivi a un certo punto sono «spariti» dai nostri orizzonti per comparire all'estero, magari sotto le teche di qualche grande istituzione culturale, dopo essere stati nelle mani di collezionisti e affini. È uno scampolo di storia del nostro patrimonio, alcuni pezzi smarriti qua e là, altri «asportati» durante guerre e occupazioni, altri ancora ceduti. Poi quelli rimasti nel Belpaese. Il giorno della Prima alla Scala, spuntano nuove storie. Per esempio quella del contratto firmato da Verdi stesso, relativo a questa opera. Un documento tra i tanti di estremo interesse che viene custodito dall'Archivio Storico Ricordi a Milano.

«Ai tempi queste cose venivano gestite anche dagli impresari - spiega Maria Pia Ferraris, archivista conservatrice dall'Archivio - In questo caso la proposta all'autore di Busseto, il contratto proposto da Alessandro Lanari». Che di mestiere faceva l'Appaltatore teatrale, uno dei più importanti dell'epoca. Correva il 1844, maggio, così l'accordo: «Il S.r Giuseppe Verdi M° di Musica chel si obbliga di prestare i suoi servigi per comporre una grande opera seria per la Stagione di carnevale 1845-46 - che dovrà andare in scena non più tardi del giorno quindici gennaio del 1846 (...)». Nella scrittura si menziona un lavoro lirico previsto, il nome dell'opera però è stato aggiunto a matita in un angolo del foglio, in alto. Diritti e doveri per entrambi le parti.

Divertente osservare quelli dell'impresa - legge adesso l'archivista -; si obbligava «di dare al S.r. Verdi per detta sua opera Cantanti di alto cartello, e vale a dire che abbiano cantato con plauso nei principali Teatri d'Italia come alla Scala di Milano, alla Fenice di Venezia, e simili».

In calce l'autore approva il «presente contratto e il pagamento delle L. austriache 14,000». In tre rate, la prima «all'arrivo mio alla piazza, la seconda alla prima prova d'orchestra, la terza subito dopo la prima recita», firmato il compositore.

Secondo le ricostruzioni il contratto poi è stato ceduto da Lanari al Francesco Lucca, editore che a un certo punto assorbito dal «collega» Giulio Ricordi, che rinnova tutti i contratti, compreso quello di Verdi. La scrittura in questione, dunque, oggi viene conservata nell'Archivio Storico Ricordi (https://www.archivioricordi.com/) diretto da Pierluigi Ledda. La partitura prese una strada differente: Lucca in un primo momento non la cedette, poi la vendita a un collezionista inglese. Che alla fine la lasciò in eredità al museo inglese. Storie affascinanti, storie raccontante pure nei libri del musicologo inglese Julian Budden.

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