Hernández: «La mia Odabella è vendicativa»

Hernández: «La mia Odabella è vendicativa»
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7 Dicembre Dic 2018 5 giorni fa

S'apre il sipario. Fra le rovine fumanti di Aquileia si erge Odabella. Sprezzante del pericolo, si rivolge ad Attila, l'usurpatore, scolpendo il verso «Santo di patria indefinito amor». Tanto coraggio piace al barbaro, s'innamora in un baleno: la vorrà sua sposa. Del resto, in Verdi tutto è fulmineo. È questo l'esordio dell'unica donna dell'opera «Attila». È Saioa Hernández a indossare i panni di Odabella, la figlia del signore di Aquileia. Lei, di Madrid, 39 anni, è al debutto scaligero, sognava di diventare avvocatessa.

Mai stata alla Scala, ed eccola addirittura a un 7 dicembre...

«Mai alla Scala, mai Odabella, mai diretta da Chailly e neppure da Livermore. È un debutto doppio, triplo».

Nervosissima dunque.

Ma anche felice. Ho iniziato cantando tutte le ina dell'opera. Sono stata Despina, Zerlina, Rosina. Poi sono arrivati personaggi più articolati. E ora Odabella: gran temperamento».

Virile...

«In verità, la trovo femminile. La sua è la tipica forza che nasce dalla disperazione. Ha perso il padre, ha perso la sua città. Cova vendetta».

Perché non s'è accontentata di passare ad Attila il calice avvelenato?

«Lo vuole trafiggere con la spada. Desidera rendere giustizia al padre morto. Solo così si sfoga: ammazzando con le proprie mani. È donna tormentata».

È pure innamorata...

«Certo, di Foresto, il tenore. Però sorge il dubbio. Per Foresto prova vero amore oppure lo vede come mero strumento per arrivare ad Attila?».

Difficoltà di questa parte?

«Il fatto che orbiti molto nel registro grave e al tempo stesso chieda di salire in alto, alto, verso acuti estremi. C'è tanto canto d'agilità. La seconda aria, per esempio, esige una voce con polpa, ma al tempo stesso devi salire».

Apprezza questa trasposizione di «Attila» nel Novecento?

«Per noi artisti è interessante affrontare visioni meno scontate, è stimolante. Mi piace quando ci provocano e fanno fare cose diverse».

Ha una carriera di soli dieci anni, però è intensa.

«Soprattutto in questi ultimi anni. Sono partita con il Barocco e ora, in meno di un anno, sto debuttando Maddalena, Donna Eleonora, Abigaille, Odabella».

Nel portfolio ci sono anche opere meno scontate, «Francesca da Rimini» per esempio.

«Ma anche Wally. Del resto, forse così anch'io ho la possibilità di entrare nella storia del melodramma. In futuro diranno: In Wally cantò il soprano Hernández».

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