Partito, esercito e tecnologia. Le strane origini del colosso

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7 Dicembre Dic 2018 07 dicembre 2018

Ren Zhengfei, ex militare, è il riservatissimo fondatore dell'azienda. La figlia piccola tra le debuttanti a Parigi

Nessuno dei tre eredi di Ren Zhengfei porta il cognome del padre. Né Meng Wanzhou né Meng Ping, figli della prima moglie, e nemmeno la giovane Annabel Yao, frutto del secondo matrimonio. La scelta non è insolita per la borghesia cinese, a maggior ragione per una famiglia tutta votata alla riservatezza come quella di Mr. Huawei. Ufficialmente è stata motivata con il desiderio di «evitare attenzioni inutili», ma le motivazioni potrebbero essere altre. Alcuni anni fa, d'altronde, era circolato il contenuto di una lettera in cui Ren informava i dipendenti: il prossimo leader di Huawei - lui ha 74 anni - non sarà un suo familiare, dato che nessuno ha «la visione, il carattere e l'ambizione» necessari.

Ren Zhengfei sa di cosa parla. Figlio di insegnanti, nato in un villaggio della provincia povera e rurale di Guinzhou, si dedica all'ingegneria civile. Con questo ruolo, e con in tasca (tuttora) la tessera del Partito comunista, si ritaglia una carriera all'interno dell'esercito di Liberazione popolare cinese. Quando decide di improvvisarsi imprenditore ha già 44 anni. Il nome scelto per il marchio è composto da due caratteri: huá, spesso usato per indicare la Cina ma traducibile anche con «fiore», come il logo del marchio, e wéi, «conquista». Ma nemmeno questo dettaglio è mai stato confermato dall'ex militare. La società nasce per gestire le vendite di un produttore di centrali telefoniche a Hong Kong, e finisce col diventare leader mondiale nelle telecomunicazioni. Il successo arriva alla fine degli anni Novanta con le prime reti mobili. Il primo centro di ricerca all'estero viene aperto in India, poi in Europa (in Svezia) e negli Usa. Al core business delle infrastrutture si aggiungono infine smartphone, tablet e pc. Fino ad arrivare, quest'anno, a superare Apple nella vendita di cellulari.

Oggi Huawei opera in 170 Paesi, compresa l'Italia, e ha 180mila dipendenti. La Cnn ha stimato il fatturato del 2018 in 100 miliardi di dollari. I due figli nati dalla prima unione di Ren con Meng Jun, figlia di un funzionario statale, lavorano entrambi in azienda. Meng Wanzhou, arrestata il 1° dicembre a Vancouver, Canada, è direttrice finanziaria e vicepresidente. Del fratello, Meng Ping (ma in passato citato anche come Ren Ping), si sa molto poco. Il basso profilo è caratteristica di tutta la famiglia, checché ne dica lo stesso capostipite: al World Economic Forum di Davos di tre anni fa sosteneva di «non essere misterioso per niente». «Semplicemente non so niente di tecnologia e finanza - aveva detto di fronte alla platea - Se non sai molto è meglio non esporsi, altrimenti la gente se ne accorgerà». Anche Meng, 46 anni, è rimasta nell'ombra a lungo. Dopo aver abbandonato gli studi alle superiori e dopo un anno alla China Construction Bank, nel '93 è entrata nell'azienda come segretaria. Passo dopo passo ha scalato le gerarchie. Nel 2017 la rivista Forbes l'ha collocata all'ottavo posto tra le donne d'affari più influenti della Cina. Al secondo c'era la presidente di Huawei, Sun Yafang. Annabel Yao, 21 anni, è la più giovane della stirpe. In barba alle grane che l'amministrazione Trump sta dando all'azienda di papà, Annabel studia ad Harvard, Massachusetts. A fine novembre ha fatto il suo ingresso in società al Bal des Débutantes di Parigi, danzando con il conte Gaspard de Limburg Stirum del Belgio. Ballerina, da grande di vede impegnata nella filantropia. «Mi considero una ragazza normale», ha detto ancora al braccio del suo cavaliere. All'università, però, studia informatica. Giusto per tenersi aperta la porta di casa. MG

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