Anche l'Europa ci ripensa «Legami con gli 007 cinesi»

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8 Dicembre Dic 2018 5 giorni fa

L'allarme del vice della Commissione Ue

di Fausto Biloslavo

L' Unione europea è «preoccupata» per il caso Huawei e il rischio che sia un cavallo di Troia dell'intelligence di Pechino. Non è un caso che Australia e Nuova Zelanda abbiano già messo al bando la sua rete superveloce 5G. In Italia, al contrario, abbiamo appena cominciato a lanciarla nonostante le pressioni contrarie dell'alleato Usa. Anche il Giappone sta studiando restrizioni, compreso il divieto per i dipendenti pubblici di utilizzare i cellulari del gigante cinese finito nei guai con l'arresto in Canada di Meng Wanzhou, numero due della società e figlia del fondatore. I servizi segreti britannici e americani hanno lanciato più volte l'allarme sul sistema Huawei. Anche il Pentagono ha proibito la vendita dei suoi telefonini nelle proprie basi.

L'allarme europeo è stato lanciato ieri dal vicepresidente della Commissione Ue, Andrus Ansip, rispondendo a una domanda sull'arresto eccellente in Canada su richiesta Usa. «Dobbiamo essere preoccupati da questo caso e da queste imprese perché (i cinesi, ndr) hanno introdotto una regola secondo cui le loro società devono cooperare con l'intelligence attraverso i backdoor obbligatori», ha spiegato Ansip. I backdoor obbligatori sono sistemi informatici che permettono alle autorità pubbliche l'accesso ai contenuti di una rete o di un dispositivo privato. Pechino lo impone anche alle società straniere che operano in Cina nel campo informatico e in strutture sensibili come le banche. Figuriamoci ai propri colossi stile Huawei, fondato da Ren Zhengfei, ex ingegnere dell'Esercito popolare. Secondo Ansip l'Europa «deve preoccuparsi» perché i cinesi possono «mettere chip da qualche parte per rubare i nostri segreti». Huawei si è detta «sorpresa e delusa» per le accuse. «I fornitori non devono essere trattati in modo diverso in base al Paese d'origine», la replica.

In Italia Huawei detiene un terzo del mercato degli smartphone. Il 9 settembre il vicepremier grillino, Luigi Di Maio, si è fatto immortalare mentre attivava l'antenna 5G di Bari-Matera, un progetto pilota di Huawei con Tim e Fastweb, che prevede un investimento cinese di 60 milioni di euro. La rete super veloce si sta sviluppando anche a Milano in collaborazione con Vodafone. Uno dei servizi riguarda i flussi di immagini in altissima definizione girate dai droni, che poi confluiscono nei sistemi di sorveglianza della polizia locale. Il governo australiano ha messo al bando il 5G di Huawei dopo l'allarme dei servizi segreti per possibili minacce al sistema idrico, elettrico e sanitario. Nel Regno Unito il governo ha ammesso che esiste «solo una limitata assicurazione» che la società non rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale. Al punto che il colosso cinese ha dovuto creare un gruppo specializzato che lavora a contatto con i britannici sulla sicurezza informatica.

L'arresto di Meng è un tassello della guerra commerciale fra Cina e Usa. Però è stato Barack Obama il primo a imporre restrizioni ai prodotti tecnologici di Pechino, colpendo proprio compagnie come Zte e Huawei.

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