Il taglio alle pensioni d'oro per dare altri soldi al Sud

Il taglio alle pensioni d'oro per dare altri soldi al Sud
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8 Dicembre Dic 2018 10 giorni fa

L'M5s insiste sulla decurtazione al 40%. Colpirà il Nord Metà degli aumenti agli invalidi civili al Mezzogiorno

Alla fine tutto si risolve in un braccio di ferro tra Nord e Sud. Gli interessi rappresentati dalla Lega non sono gli stessi che hanno fatto da carburante al Movimento 5 stelle in questi anni. I sei mesi di governo gialloverde hanno semmai dimostrato che le motivazioni dei rispettivi elettorati sono in contrasto tra loro. Il caso pensioni è emblematico.

Giovedì il vicepremier e leader pentastellato Luigi Di Maio ha annunciato l'inasprimento del taglio alle pensioni d'ordo dal 25% al 40%. Decisione presa al termine del vertice di governo dedicato agli emendamenti da presentare alla legge di Bilancio. Il partito di Matteo Salvini ha mal digerito la prima versione di riduzione degli assegni più alti presentata in Parlamento. Era un taglio che penalizzava i pensionati sulla base dell'anno di uscita.

Il compromesso trovato il mese scorso è una penalizzazione proporzionale, con tagli dal 10 al 20% per gli assegni sopra 90 mila euro.

La nuova versione - i cui dettagli tecnici sono ancora sconosciuti - inasprisce il contributo di solidarietà a carico degli assegni più alti. Uno sgarbo alla Lega, visto che la gran parte delle pensioni e dei redditi più alti si concentrano al Nord.

Esigenze di cassa, sicuramente. Ma il taglio ai cosiddetti assegni d'oro - la soglia al momento resta quella dei 4.500 euro lordi - porterà pochissimo in dote alla legge di Bilancio.

Il dato rilevante è che il M5S non ha intenzione di risparmiare quando si tratta dei suoi cavalli di battaglia. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, sconfina nella materia previdenziale con le cosiddette pensioni di cittadinanza.

Di Maio ha ribadito ieri che non rinuncerà ad includere nell'innalzamento a 780 euro di tutte le prestazioni sociali, comprese le pensioni di invalidità. Una integrazione che porterà tutte le prestazioni sulla soglia del reddito di cittadinanza.

Il sussidio vero e proprio del M5S dovrebbe essere condizionato al reinserimento nel mondo del lavoro e sarà subordinato all'accettazione delle offerte di impiego degli uffici del lavoro, Ma i pentastellati non hanno annunciato nessuna selezione su quello che si annuncia come un aumento del 200% dell'invalidità civile (oggi è a 282,55 euro mensili).

Una integrazione ad una prestazione sociale sacrosanta, ma soggetta a numerosissimi abusi. Nel Def si assicura che il governo interverrà «sulle modalità di verifica dei soggetti che hanno effettivamente diritto ai relativi trattamenti, con azioni mirate laddove i dati mostrino delle anomalie». Guerra ai falsi invalidi, quindi. Ma della stretta non c'è traccia, almeno in queste fasi della sessione di bilancio.

A voler pensare male, è un regalo al Sud da parte di un partito - il M5S - che ha raccolto molti consensi nelle regioni meridionali. Il 47,1 per cento delle invalidità civili è erogato al Sud, contro il 32,8 del Nord e il 20,2 del Centro.

Al contrario, le pensioni da lavoro si concentrano al Nord. Da una recente inchiesta del Sole24ore emerge che le province con il maggior numero di pensionati in rapporto ai residenti sono Biella, Novara, Asti e Cuneo. Per quanto riguarda l'importo, la città dove è più alto è Roma con 2.300 euro al mese di media. Dato influenzato dalla presenza di dirigenti e quadri dello Stato. Subito dopo c'è Milano con 2.100 euro, poi Genova con circa 1.900 euro.

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