La lettera di Salvini ai suoi militanti: "Non abbasseremo più la testa"

La lettera di Salvini ai suoi militanti: Non abbasseremo più la testa
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8 Dicembre Dic 2018 5 giorni fa

Il leader del Carroccio: "L'Italia non ha nulla da invidiare al resto del mondo ma negli ultimi anni aveva smesso di sognare e volare"

"Ora abbiamo rialzato la testa. E non intendiamo più abbassarla". Si chiude con queste parole di auspicio la lettera scritta da Matteo Salvini ai militanti della Lega e inserita nell'opuscolo che è stato distribuito dai volontari del Carroccio in Piazza del Popolo, sede della manifestazione scelta dal vicepremier e ministro dell'Interno per radunare il suo popolo (guarda il video). "L'Italia non ha nulla da invidiare al resto del mondo - si legge - eppure, soprattutto negli ultimi anni, aveva smesso di sognare e volare".

Nel messaggio dal titolo La pacchia è finita, Salvini riepiloga i provvedimenti adottati nei primi sei mesi di governo. "Ho ridotto i clandestini e tagliato il business dell'accoglienza", scrive il capo del Viminale a proposito del decreto Sicurezza e immigrazione approvato da poche settimane. Per quanto riguarda la lotta al crimine organizzato, rimarca il vicepresidente del Consiglio, "come possono confermare i signori Casamonica, abbiamo dichiarato guerra alle mafie e ai criminali in genere". "Quando governava il centrosinistra - ricorda poi - a Roma i boss organizzavano funerali show, con tanto di carrozze ed elicotteri in centro città. Ora le loro ville abusive vengono liberate e demolite a colpi di ruspa. Sembravano intoccabili, ora la pacchia è finita". Nella lettera ai suoi sostenitori, Salvini non nasconde il proprio orgoglio per quello che sta facendo al governo. "La strada - prosegue - è ovviamente ancora lunga, ma mi piace credere che nel nostro Paese siano tornati un pò di speranza è un po' di buonsenso in più".

Negli ultimi anni, secondo Salvini, l'Italia è stata "depressa da governi inadeguati, aggredita da un'immigrazione incontrollata e senza regole, minacciata dall'Unione europea". "Un'Italia che permetteva alla Francia di scaricare immigrati nei boschi del Piemonte, come è successo a Claviere - elenca - un'Italia che non osava ribellarsi alle prepotenze di Malta, della Merkel o di qualche lussemburghese". Il leader del Carroccio ammette che la strada da percorrere per riuscire a cambiare il Paese "è ovviamente ancora lunga". Ma conclude: "Ora abbiamo rialzato la testa. E non intendiamo più abbassarla".

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