La Panda di Salvini

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8 Dicembre Dic 2018 5 giorni fa

Se aumentando le tasse sull'auto gli italiani non potranno più comprare la Panda 1.2 vuole dire che si dovranno accontentare di quella 1.0. Questa è la ricetta economica grillina illustrata ieri dalla sottosegretaria Laura Castelli, quella nota per via dell'assurdo che «lo spread alto non danneggia nessuno» e altre amenità. La domanda che Matteo Salvini dovrebbe porsi con una certa urgenza è per quanto ancora si può andare avanti a governare con dei cretini. Basta che non ci venga a spiegare che così è perché lui ha firmato un «contratto». Noi non ci caschiamo, quel «contratto» politicamente vale zero perché è un accordo privato tra due aspiranti leader, Salvini e Di Maio, mai cercato o voluto dai rispettivi elettorati che anzi non hanno nulla da condividere talmente distanti sono le loro posizioni e i loro interessi.

Quel «contratto», in base al quale oggi rischiamo una tassa sulle utilitarie e il taglio del quaranta per cento delle pensioni, ha generato una maggioranza parlamentare che non coincide con una maggioranza elettorale. Operazione questa di corto respiro e pericolosa per chi la subisce ma anche per chi la mette in atto, come dimostrano le più recenti vicende politiche italiane. I guai di Forza Italia sono iniziati quando, andando contro il mandato ricevuto nelle urne, Berlusconi accettò di sostenere «per senso di responsabilità» insieme al Pd di Bersani il governo Monti e approvare di conseguenza leggi - la famigerata stagione dell'austerity - contrarie al sentire della sua gente. Non migliore fortuna portò ai suoi protagonisti l'anomala alleanza - oggi diremmo contratto - tra Renzi e Alfano che nel frattempo aveva dato vita al Nuovo Centrodestra. In Parlamento la strana coppia fece il bello e cattivo tempo con la forza dei numeri ma alla prima occasione il giudizio dei rispettivi elettori fu più che severo, direi una definitiva bocciatura.

Se Salvini continuerà a usare il «contratto» come scusa per lasciare che i Cinquestelle puniscano i suoi elettori con nuove tasse e tagli di pensioni non potrà che fare la fine di Renzi e Alfano. Oggi sembra impossibile il solo il pensare a un'ipotesi del genere tanto è il consenso che i sondaggi attribuiscono al leader della Lega. Ma se ci riflettete, questo consenso non è superiore a quello avuto da Renzi all'inizio della sua avventura e neppure a quello di cui godeva Berlusconi fino a un attimo prima di dare il suo appoggio al governo Monti. Gli elettori perdonano molto a un leader carismatico, ma non tutto. E Salvini, a nostro modesto e inutile parere, è sul punto di superare il confine che porta al punto di non ritorno. Mi auguro, per il suo e nostro bene, che si fermi fino a che è in tempo.

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