Mandava selfie al fidanzatino, picchiata dai genitori islamici

Mandava selfie al fidanzatino, picchiata dai genitori islamici
Inside Over
10 Dicembre Dic 2018 10 dicembre 2018

Una coppia del Bangladesh che vive a Roma ha minacciato la figlia minorenne rea di aver spedito un selfie al suo fidanzato

"Non abbiamo bisogno di una figlia come te. O ti togli la vita da sola, o lo facciamo noi". Così una coppia originaria del Bangladesh che vive a Roma ha minacciato la figlia minorenne Shaila colpevole di aver spedito un selfie al proprio fidanzatino.

Il padre 45enne è arrivato persino a brandire un coltello contro di lei prima di cacciarla di casa e, ora, insieme alla moglie 39enne, è finito sotto processo per lesioni e maltrattamenti. I due islamici integralisti ostacolavano in tutti i modi lo stile di vita troppo "occidentalizzato" della figlia di 17 anni a cui avrebbero causato "un perdurante e grave stato di ansia e di paura ed ingenerando un fondato timore per la propria incolumità personale, rendendole le condizioni di vita impossibili", come si legge dalle carte. La coppia, pur vivendo in Italia da anni, voleva che la figlia crescesse secondo gli usi e i costumi del Bangladesh e pretendevano di imporle chi frequentare. "Per loro non posso avere una relazione. Me lo devono scegliere loro con chi devo stare, con chi devo passare il resto della mia vita", ha raccontato la ragazza.

E così, come scrive il Messaggero che riporta la notizia, nel marzo del 2017 la situazione degenera perché i genitori scoprono che i due fidanzati, lei 17enne e lui 20enne, si scambiavano delle foto nel cuore della notte. Foto del tutto innocenti ma ritenute inaccettabili dalla coppia di bengalesi che cerca di strapparle il telefono dalle mani. Shaila si oppone e, allora, il padre prende un coltello dalla cucina ma lei si difende con un cuscino. A quel punto i genitori la immobilizzano "cingendole un foulard al collo" e picchiandola con calci e pugni. La madre le morde la spalle e le graffia la schiena mentre il padre le chiede la password del telefono usando parole sempre più minacciose "Non importa se dovremo andare in carcere". Una volta ottenuto l'accesso al telefono, i genitori controllano foto e messaggi ma, nel frattempo, la loro figlia scappa di casa e viene salvata dai carabinieri di Montespaccato. La ragazza racconta le sevizie a cui era stata sottoposta sia ai militari sia ai medici del San Filippo Neri, che le diagnosticano 20 giorni di prognosi. Ora la sua vita è salva.

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