La profezia di Savona: "Crescita a zero senza investimenti"

La profezia di Savona: Crescita a zero senza investimenti
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23 Dicembre Dic 2018 23 dicembre 2018

Il ministro Paolo Savona prevede che senza un cospicuo piano di investimenti, il Pil nel primo semestre del 2019 possa segnare uno 0% di variazione sul 2018

L'Italia rischia una crescita dello 0,8% per il 2019, al ribasso rispetto a quanto auspicato dal governo. Questo stando alle stime dell'ufficio parlamentare di Bilancio ma ben più funesta è la profezia del ministro Paolo Savona.

Il titolare del dicastero per gli affari europei, sulle colonne di Milano Finanza, si è augurato che venga messo in campo un grande piano di investimenti per aiutare una ripresa che non si vede affatto. Anzi Savona teme che il primo semestre del 2019 possa dare uno 0% di variazione sul 2018. E anhe nel più ottimistico rapporto dell'ufficio parlamentare di Bilancio si teme che l'incertezza dei mercati porti con sé dei "rischi di revisione al ribasso", soprattutto se si pensa a ciò che ci aspetta nel 2020 e nel 2021. In questo biennio, infatti, il contenimento del deficit, si legge su Libero, sarà affidato esclusivamente alle calusole di salvaguardia sull' Iva e sulle accise che garantiranno incassi per 23,1 e 28,8 miliardi. Solo così il deficit potrà essere del' 1,8% nel 2020 e del' 1,5 nel 2021. Senza queste clausole, invece, si rischia di superare il 3% imposto con le regole di Maastricht. Un aumento del deficit porterà inevitabilmente a un aumento del debito che in rapporto al Pil "riprenderebbe a salire sia pure leggermente" in questo biennio. Aumentando Iva e accise il Pil, invece, diminuirà al 128,2% del Pil nel 2021 rispetto al 131,7 di quest' anno. Ma senza crescita anche questi valori saranno del tutto sballati. E se da un lato il governo ha stimato una crescita dell'1% per il 2018, dall'altro l'Upb, pur confermando tale cifra, ribadisce che nel 2019 ci si dovrà accontentare dello 0,8%. Una situazione determinata dal calo significativo degli investimenti che passano dai 9 miliardi in tre anni a 3,6.

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