A San Siro combattimento ultrà. I capi un italiano e un francese

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29 Dicembre Dic 2018 29 dicembre 2018

La ricostruzione sulla guerriglia. Caccia ad altri testimoni per trovare l'autista del Suv che ha investito Belardinelli

«Forse ha avuto paura ed è scappato. Ora però speriamo abbia almeno anche una coscienza». Silenzi e attese. Poco per rintracciare quello che si sta rivelando a tutti gli effetti un pirata della strada, alla guida di un Suv in direzione opposta allo stadio e quindi quasi certamente sganciato da qualsiasi dinamica di tifoseria estrema e razzismo. Senz'altro una sorta di «stato di grazia» di questi tempi. Che comunque non gli ha impedito, la sera del 26 dicembre, di fuggire e di non farsi più vivo (o viva) dopo aver investito e ucciso con la sua auto un uomo di 39 anni, Davide Belardinelli, leader ultrà della curva del Varese calcio e tifosissimo dell'Inter (le squadre sono gemellate) in quel momento impegnato sull'asfalto tra via Novara e via Fratelli Zoia, a Dst della città, insieme a un centinaio di altri tifosi estremisti, in un agguato ai mini van su cui viaggiavano, diretti al Meazza, quelli della curva del Napoli: si erano dati appuntamento proprio in quella zona - a pochi minuti dallo stadio - per un regolamento di conti in grande stile tra fumogeni, roncole, bastoni, coltelli, machete e mazze.

Del resto, a causa del buio e dei fumogeni - un'aggravante per la qualità già di basso livello delle immagini delle telecamere di zona - al momento gli investigatori della Digos non hanno elementi oggettivi per risalire all'ormai fantomatico autista del «Suv di colore scuro». I fotogrammi della videosorveglianza del Comune, quelli immortalati dagli occhi elettronici di alcune abitazioni private e persino le riprese dei telefonini dei residenti non hanno portato ad alcun risultato in questo senso. Quel che è emerso non aggiunge molto all'inchiesta, almeno per ora. Secondo la testimonianza di un residente agli atti è la presenza di «tre o quattro persone che trasportavano un uomo (Belardinelli) con i pantaloni stracciati urlando: Ha le gambe rotte». L'uomo ha dichiarato inoltre che guidare l'assalto ai van dei tifosi napoletani sarebbero stati in particolare due ultras, «uno impartiva ordini in italiano, l'altro in francese». Agli scontri infatti erano presenti anche circa una ventina di ultras del Nizza, pure loro gemellati con la tifoseria nerazzurra. Che, secondo fonti investigative, avrebbero portato «bombe carta, bastoni di bandiere e almeno un coltello» poi nascosti in un giardino della zona in attesa del blitz. Due di loro sarebbero rimasti feriti.

Intanto oggi alle 13.30 gli ultras milanesi arrestati - i 31enni Simone Tira e Francesco Baj, entrambi difesi dall'avvocato Antonio Redaelli e Luca Da Ros, 21enne (l'unico incensurato dei tre) difeso dal legale Mirko Perlino - risponderanno in carcere a San Vittore all'interrogatorio di garanzia davanti al gip Guido Salvini. Sono accusati di rissa aggravata in concorso, lesioni e lancio di razzi. Fanno parte dei nove assalitori individuati finora dalle indagini. Sei di questi, tutti italiani e di età compresa tra i 18 e i 48 anni, sono stati colpiti dal divieto di partecipazione a manifestazioni sportive (Daspo), esteso alle competizioni calcistiche internazionali, per otto anni; cinque anni solo per De Ros, unico incensurato, mentre sono in corso indagini sulla posizione degli altri due indagati.

Polemica la sezione milanese del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) che con il segretario Enzo Delle Cave ha espresso perplessità sulla gestione dell'ordine pubblico da parte del questore Marcello Cardona. «Perché i funzionari con un'esperienza datata per manifestazioni sportive, piano piano, hanno sempre visto un loro minor impiego? - scrive Delle Cave - Com'è possibile che tifosi di più squadre abbiamo potuto organizzare un imboscata in piena regola senza che la questura ne potesse avere sentore?».

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