Russia, così lo sterminio dei Romanov decise il confronto fra Bianchi e Rossi

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4 Gennaio Gen 2019 12 giorni fa

La strage compiuta dai bolscevichi il 17 luglio 1918 indirizzò la guerra civile

Era il 17 luglio quando nel 1918, lo Zar e la sua famiglia venivano sterminati dai bolscevichi a Ekaterinburg, negli Urali. Oggi, al posto di casa Ipatev, dove venne consumato l'eccidio, sorge il Tempio del Sangue Versato, meta di pellegrinaggi da tutta la Russia specialmente da quando i Romanov sono stati canonizzati come martiri.

Nel 2000, nella cattedrale di Mosca, il Concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa prese all'unanimità la decisione di dichiarare santi Nicola II, la zarina Alexandra, lo zarevic Alekseij e le altre figlie Anastasia, Tatiana, Olga e Marija. Il maschio aveva tredici anni, la più grande delle sorelle ventuno. Con loro vennero uccisi il medico Evgenij Botkin, il cuoco Ivan Karitonov e i domestici Anna Demidova e Alekseij Trupp. Le ragazze, sebbene crivellate di colpi, respiravano ancora perché i loro corsetti, imbottiti di pietre preziose (l'unico bene di fortuna che la famiglia era riuscita a portare con sé), fecero da giubbotto antiproiettile. Vennero trapassate con le baionette. Li avevano fatti scendere di notte in cantina, col pretesto di metterli al riparo dalle cannonate dell'Armata Bianca, arrivata a ridosso di Ekaterinburg. Quel che i bolscevichi volevano evitare era che i «bianchi» riuscissero a liberarli. Così, avuto via telegrafo il via libera da Lenin, i bolscevichi Jurovski e Medvedev comandarono il massacro. I cadaveri vennero caricati su un furgone Fiat e portati nella foresta di Koptiaki, cosparsi di acido solforico e ricoperti con tronchi e fango.

Le vicende successive dei corpi sono narrate nel libro di Luciano Garibaldi Uccidete lo Zar! Lo sterminio dei Romanov (Gingko Edizioni, pagg. 94, euro 14) e si conclusero nel 1998, quando Boris Eltsin fece traslare i poveri resti a San Pietroburgo, nella cattedrale dove sono sepolti tutti gli Zar a partire da Pietro il Grande. La notizia dell'esecuzione dello Zar (ma non quella della famiglia e dei collaboratori) venne subito pubblicata sull'Izvestjia, organo ufficiale dei bolscevichi, e, come previsto, ebbe un effetto demoralizzante sui «bianchi», che in capo a un anno vennero definitivamente sconfitti.

Avevano preso Ekaterinburg poco dopo l'eccidio e affidato le indagini sulla scomparsa dei Romanov al magistrato Nikolaij Sokolov, il quale dopo la sconfitta riparò all'estero e scrisse un libro con i risultati delle ricerche, libro che poté essere pubblicato in patria solo nel 1991.

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