Gli sbarchi calano e i centri d'accoglienza licenziano

Gli sbarchi calano e i centri d'accoglienza licenziano
Inside Over
5 Gennaio Gen 2019 05 gennaio 2019

Il settore dell'accoglienza dei migranti è in crisi. Dopo la stretta del ministro Salvini sugli sbarchi, la cooperativa Olinda annuncia la chiusura di 20 centri e il licenziamento di una trentina di dipendenti

Il settore dell'accoglienza dei migranti è in crisi. Certo, dopo la stretta del ministro Salvini sugli sbarchi, c'era da aspettarselo ma nessuno immaginava così rapidamente.

Il mix tra la drastica riduzione degli arrivi e il decreto sicurezza hanno messo in agitazione i lavoratori e i sindacati si sono subito mobilitati. Cgil e Cisl, fa sapere l'Agi, hanno "sventato" dal licenziamento 31 operatori della cooperativa Olinda, una delle più grosse della Lombardia che nel 2019 vorrebbe chiudere ben 20 centri. Le sigle sindacali Fp Cgil e Fisascat Cisl hanno quindi indetto uno sciopero a causa del "mancato pagamento degli stipendi ai rimborsi inesistenti per le spese sostenute". La coop Olinda, presieduta da Ughetta Gaiozzi, ha sede a Medole (Mantova) e gestisce 340 migranti tra Mantova, Brescia e Verona, ma soltanto un anno fa erano il doppio. La procedura di licenziamento collettivo per 31 dipendenti su 133 e la cessione dei servizi educativi (altri 47 lavoratori) alla cooperativa figlia "A testa in giù" era stata comunicata lo scorso 15 dicembre e motivata dalla "persistente situazione di crisi" del settore che ha prodotto una perdita di oltre 470 mila euro a settembre 2018. Tutta colpa delle prefetture e i loro ritardi nei pagamenti ma soprattutto la riduzione delle somme che lo Stato stanziava per i centri d'accoglienza. "Il licenziamento collettivo e la cessione del ramo d'azienda che sarebbero dovute partire dal 1 gennaio - hanno spiegato i sindacati - non sono state assolutamente condivise. Gli esuberi indicati non combaciano con le sedi in dismissione". Intanto i dipendenti non ricevono lo stipendio da ottobre e quellodi novembre è stato anticipato solo un quarto. Niente da fare per il rimborso delle spese anticipate dagli operatori. I sindacati hanno, pertanto, chiesto al Prefetto di Mantova di farsi garante per i lavoratori.

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