Il Boss celebra il proprio rito e vince ancora

Il Boss celebra il proprio rito e vince ancora
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6 Gennaio Gen 2019 10 giorni fa

Springsteen on Broadway è qualcosa di più del classico film-concerto, materia per appassionati di rock e affini. È, intanto, il parziale risarcimento per chi non c'era, per chi non è riuscito a comprare un costoso biglietto per una delle 236 serate in cui il Boss ha suonato al Walter Kerr Theater di New York, che ospita meno di mille persone alla volta. Disponibile su Netflix dal 18 dicembre, pochi giorni dopo l'uscita del cd/dvd/vinile, questo atipico show, che mescola in egual misura straordinarie canzoni in versione unplugged con episodi della vita di Bruce Springsteen tratti dalla sua autobiografia Born to Run, è entrato di diritto nella storia della musica che amiamo, che ci ha accompagnati fin qui, scavando i solchi di intere esistenze e che sarà con noi fino all'ultimo accordo.

Emozionanti le note e le parole. Le prime le conosciamo già, anche se non abbiamo mai sentito Dancin in the Dark così lenta né Born in the USA appena sussurrata, portata via dalle sue grida potenti, in un arrangiamento così estremo che solo il Maestro Bob Dylan oserebbe. Le parole, altrettanto, ci entrano dentro: il Boss si racconta con toni confidenziali, consumato show-man con vis comica alla Lenny Bruce, sfiora solo il patetismo per farci su una bella risata. Racconta dell'infanzia, della prima chitarra, del difficile rapporto con il padre, di quell'albero nel New Jersey, nel mito della strada completamente inventato (neppure sapeva guidare), di Patti Scialfa grande amore della sua vita, dei ricordi che affiorano malinconici e di chi non c'è più, già proprio lui «Big Man» Clarence Clemons, il rock come affare di famiglia, molto più semplice e assai meno epico di quanto possa sembrare. Il palco è spoglio, nessun effetto particolare, non c'è il muro di suono poderoso della E Street Band, il Boss è solo, chitarra acustica, piano, armonica e quella voce che è solo sua. Colpisce il silenzio del tutto inusuale per un concerto, per un rito che sul finale diventa persino religioso, «che Dio vi protegga» dice, prima di andarsene. Se c'è una fede, ebbene crediamo in questa.

L'anno prossimo saranno 70. Tanti. Se non ti brucia, il rock ti mantiene giovane. Invidiabile forma fisica cui non servono orpelli, jeans e maglietta, unico vezzo due anelli d'oro ai lobi. La lunga stagione di Broadway non suona certo come un atto finale. Bruce Springsteen presto ritornerà, con un nuovo album, pare tra rock e cantautore, e relativo nuovo tour con annesse date italiane. Ai ragazzi più giovani, a chi ascolta rap, pop di plastica, elettronica artificiosa, suggerisco (vorrei dire impongo, ma non si può) la visione e l'ascolto di quasi due ore e mezza con il Boss per dire che sì, questa musica per loro risulterà anche vecchia, ma è quella dei loro padri, di noi, ci ha nutriti, ci ha fatti diventare grandi, illudendoci che questo fottuto mondo lo avremmo cambiato, anche se non è successo.

God Bless You, Boss!

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