Tutte le difficoltà e gli imprevisti che attendono la Lega

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6 Gennaio Gen 2019 06 gennaio 2019

La Lega, che ora viaggia al 30% dei consensi, rischia di non arrivare a tale cifra alle prossime Europee se non porterà a casa alcuni provvedimenti come l'autonomia per il lombardo-veneto e la legittima difesa

Il 2018 è stato l’anno del boom della Lega. Matteo Salvini si atteggia a presidente del Consiglio e, soprattutto all’estero, pare essere lui il vero capo del governo. Ma il nuovo anno porta con sé una grande incognita: quanto durerà la luna di miele con gli elettori?

Se da un lato è vero che ora i sondaggi danno la Lega al 30%, una percentuale superiore a quella accreditata al M5S, dall’altro è vero che il consenso degli elettori è sempre più volatile. Basti ricordare che alle Europee di cinque anni fa la Lega prese il 6% e il Pd di Matteo Renzi il 40% mentre, ora, i rapporti di forza si sono completamente ribaltati. Alle ultime Politiche, i democratici presero il 18%, appena un punto in più della Lega che, con il 17%, divenne il primo partito nel centrodestra. Un raffronto che dimostra come, soprattutto per chi governa, sia facilissimo perdere l’appeal del proprio elettorato. La conquista dei voti al Sud, infatti, a lungo termine, può portare a un calo dei consensi al Nord. Matteo Salvini lo sa ed è per questo che, nelle ultime settimane, ha incontrato il mondo produttivo per tranquillizzarlo ma ‘la pace fiscale’ e ‘la flat tax’ per le partite Iva potrebbero non bastare. La manovra, agli occhi del tradizionale elettore leghista, appare come troppo assistenzialista e a favore del Sud. Salvini, forte dei buoni sondaggi, non sembra essere impensierito dai mugugni di una base che, in ogni caso, è sempre più larga e sempre meno confinata nel Nord Italia. “Andremo avanti cinque anni”, ripete il vicepremier e ministro dell’Interno ma, proprio su alcuni provvedimenti della Lega, la maggioranza di governo potrebbe vacillare. Alcuni senatori M5S ‘ribelli’ come Paola Nugnes sono stati deferiti ai probiviri del Movimento perché non avevano votato il Dl Sicurezza e, ora, promettono battaglia anche sull’Autonomia. I presidenti di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, a quasi due anni dal referendum, si aspettano che una misura così importante venga approvata quanto prima, soprattutto se a fare da garante c’è il vicepremier Salvini. Il premier Conte dovrebbe firmare il provvedimento il 15 gennaio ma, una volta che arriverà in Aula, dovrà ottenere la maggioranza assoluta di entrambe le Camere.

Un bel grattacapo per un governo che gode di una trentina di voti di scarto alla Camera e poco meno di una decina al Senato. Numeri ballerini che potrebbe far saltare o snaturare anche un altro provvedimento su cui Salvini si è speso molto, la legittima difesa su cui i parlamentari pentastellati con una “forte anima di sinistra” sono pronti a mettere i bastoni tra le ruote dei leghisti. E senza autonomia, senza una vera flat tax e, magari, pure senza la legittima difesa, quali risultati potrebbe portare Salvini al suo ‘popolo’? Certo, ha fermato l’immigrazione clandestina e sta usando il pugno duro in materia di sicurezza ma, a maggio, quando si voterà per le Europee e gli elettori giudicheranno in base ai risultati che avrà portato la manovra economica. Manovra che è stata scritta dai grillini e, poi, riscritta secondo le indicazioni di Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione. Proprio sulle ingerenze dell’Ue e sul suo doppiopesismo (la Francia ha potuto sforare il 3%) si giocherà la campagna elettorale di Salvini, il quale spera che il 30% accreditato nei sondaggi si tramuti in voti reali. Se sarà così, allora, il vicepremier potrà pensare di sfilare la sedia a Giuseppe Conte e, magari, dopo aver spaccato i grillini, prendere il suo posto. Ma quest’ipotesi, per il momento, rimane nell’ambito della fantapolitica. Molto più realisticamente la Lega potrebbe vincere le elezioni Regionali in Sardegna e presentare un candidato competitivo in Emilia Romagna dove il sogno di ottenere una vittoria potrebbe diventare una realtà. Dopo l’assoluzione della Raggi è sfumata, invece, l’ipotesi di conquistare Roma ma nel 2019 si voterà anche in molti ‘feudi rossi’ come Firenze e prendere la città di Renzi vuol dire aver definitivamente sdoganato la Lega. Ammesso che il Pd non si rivitalizzi dopo il Congresso e che il governo Conte cada tra i colpi dei dissidenti grillini antileghisti che sperano in una virata a sinistra del Movimento.

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