Quella telefonata a Tria per salvare in fretta Carige

Quella telefonata a Tria per salvare in fretta Carige
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8 Gennaio Gen 2019 08 gennaio 2019

Pietro Modiano, già presidente della banca, avrebbe chiamato il ministro Tria per metterlo in guardia dalla fuga di capitali

Una telefonata ha accelerato la riunione del Consiglio dei ministri per salvare banca Carige, commissariata dalla Bce, nel cuore della notte. Ieri sera, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte faceva sapere in una nota: "Il Governo, nel Consiglio dei ministri di questa sera, ha approvato un decreto legge che interviene a offrire le più ampie garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei risparmiatori della banca Carige in modo da consentire all'amministrazione straordinaria di recente insediata di perseguire in piena sicurezza il processo di consolidamento patrimoniale e di rilancio delle attività dell'impresa bancaria".

Ma come mai tanta fretta? Certamente c'era la volontà di salvare il prima possibile l'istituto ed evitare gli strali della base grillina che in passato ha pesantemente criticato Matteo Renzi e Paolo Gentiloni accusandoli di salvare le banche con i soldi degli italiani. Secondo quanto riporta Dagospia, però, ci sarebbe anche dell'altro. Pietro Modiano, già presidente e ora commissario straordinario di Carige, avrebbe telefonato al ministro del Tesoro Giovanni Tria "per avvertirlo dell'esodo di grossi clienti dall'istituto genovese" in quanto molti hanno visto nel commissariamento della Bce non tanto un atto dovuto per "rafforzare la governance" quanto un punto di non ritorno.

"D'altronde - sottolinea Dagospia - è la prima volta che la Bce usa i suoi poteri per mettere sotto tutela una banca. Modiano ha quindi dovuto avvertire il governo: occhio che qui si stanno svuotando le casse, molto più rapidamente di quanto si pensasse".

Nel frattempo, inoltre, la Banca d'Italia sta cercando di fare in modo che Ubi e Unicredit si facciano carico di Carige, come ha già fatto Intesa con le banche venete.

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