Carige, tre telefonate ora "inguaiano" Conte?

Carige, tre telefonate ora inguaiano Conte?
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9 Gennaio Gen 2019 12 giorni fa

A fine dicembre tre telefonate da Palazzo Chigi ai Malacalza: è la prova di un coinvolgimento del permier nello scandalo bancario che ha investito Carige?

"Nessun conflitto di interessi, diretto o indiretto" per la questione Carige, assicurano da Palazzo Chigi. Ma ora spuntano tre telefonate che sembrano inguaiare il premier Giuseppe Conte.

Come racconta Repubblica, infatti, a fine dicembre - poco prima che la banca di Genova venisse commissariata dalla Bce - ci sarebbero state almeno tre chiamate tra Palazzo Chigi e la famiglia Malacalza. Del resto, ricorda il quotidiano del gruppo Gedi, il presidente del consiglio "di quella storia conosceva molte più cose e soprattutto molte più persone di quanto si potesse pensare". Come Raffaele Mincione, finanziere di lungo corso, consigliere di amministrazione e principale avversario dei Malacalza per il controllo dell'istituto. Ma anche il suo avvocato, il professor Guido Alpa.

I primi contatti sarebbero avvenuti a ridosso dell'assemblea dei soci del 22 dicembre. Assemblea che doveva decidere sull'aumento di capitale da 400 milioni auspicato dall'ad Pietro Modiano (e da Mincione), ma osteggiato dalla Malacalza Investimenti. Lo stesso Modiano avrebbe più volte incontrato Conte in quei giorni.

Difficile sapere cosa abbia detto il premier in quelle telefonate. Ma pare che questi contatti abbiano creato qualche stupore negli ambienti finanziari. "Tanto più che questo è avvenuto con un atto di natura informale indirizzato ad una sola delle parti in causa, prefigurando dunque una fastidiosa asimmetria dal punto di vista informativo", sibila qualcuno.

Non è chiaro quale sia stato il ruolo di Conte nella vicenda. Ma Repubblica documenta i collegamenti tra lui e Mincione. Soprattutto attraverso il suo avvocato, il professor Alpa, con il quale il premier aveva condiviso studio (o per lo meno era stato ospitato da Alpa) e difese di clienti importanti. Fino a un parere pro veritate a favore di Mincione firmato da Conte stesso il 14 maggio scorso. Pochi giorni prima che venisse chiamato a fare il premier.

Da Palazzo Chigi smentiscono tutto. Ma i sospetti su un possibile conflitto di interesse restano.

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