Fondo da 1,3 miliardi per salvare Banca Carige

Fondo da 1,3 miliardi per salvare Banca Carige
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
9 Gennaio Gen 2019 7 giorni fa

Il governo mette a punto un paracadute. Il decreto è un copia e incolla di quello per il salvataggio di Mps

Con le «misure urgenti» approvate lunedì sera dal Consiglio dei ministri, lo Stato mette in conto sulla carta tra garanzie e sottoscrizione di azioni, 1,3 miliardi per «salvare» Carige. Lo si legge nel decreto bollinato in tarda sera dal Quirinale. Il testo approvato prevede due possibili interventi di cui l'istituto commissariato dalla Bce può avvalersi, come misure di ultima istanza. A questo scopo il governo ha stanziato un fondo di 1,3 miliardi di euro, di cui: 1 miliardo destinato alla sottoscrizione di azioni della banca genovese al fine di rafforzarne il patrimonio e 300 milioni per le garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione e sull'erogazione di liquidità di emergenza. Nel decreto vengono citati altri 3 miliardi che però non corrispondono ad alcuno stanziamento aggiuntivo da parte del governo, ma si riferiscono al limite nominale del valore dei bond sui quali può essere posta la garanzia, per i quali vengono stanziati 300 milioni di euro. I soldi serviranno per coprire le spese della sottoscrizione e acquisto di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale e delle garanzie concesse del Tesoro su eventuali bond che Carige dovrà emettere sul mercato per raccogliere liquidità in caso di emergenza. La ricapitalizzazione stimata è però di «solo» un miliardo. Lo Stato, tramite il ministero del Tesoro, è autorizzato a sottoscrivere o acquistare, entro sei mesi e nel limite massimo di un miliardo, azioni emesse da Carige. La garanzia statale verrà concessa fino al 30 giugno, rispettando così la disciplina europea in materia di aiuti di Stato, e appunto «fino a un valore nominale di 3 miliardi». Se questo «ombrello» non dovesse bastare, la seconda parte del decreto prevede il rimedio più estremo. Ovvero la «possibilità» di intervenire con una ricapitalizzazione precauzionale. «L'ipotesi è da considerarsi come del tutto residuale», hanno sottolineato i tre commissari straordinari di Carige. E nel decreto si legge anche che «gli strumenti di debito subordinato emessi da Carige risultano scaduti o estinti tranne che» per il bond da 320 milioni sottoscritto dallo Schema Volontario del Fondo interbancario. Due miliardi potrebbe essere recuperati tagliando per 1 miliardo i fondi multilaterali di sviluppo e al Fondo globale per l'ambiente, mentre il resto sarà prelevato dal Fondo per le garanzie concesse dallo Stato. In ogni caso per chiedere l'intervento dello Stato, Carige dovrà presentare a Bce e Bankitalia un piano di rafforzamento patrimoniale.

Il nuovo decreto è quasi identica al decreto Gentiloni per i salvataggi di Mps e banche venete. Preceduti dal caso Etruria. Nel week end del 21-22 novembre 2015 vengono messe in risoluzione Carichieti, CariFerrara, Banca Marche e l'Etruria. Viene applicato il cosiddetto «burden sharing» che prevede il coinvolgimento anche degli obbligazionisti subordinati e non solo degli azionisti. A carico del Fondo di Risoluzione, pagato dalle altre banche private, va un conto di oltre 5 miliardi. Nel 2017 Etruria, Marche e Chieti sono assorbite da Ubi, Cariferrara da Bper. Nella primavera del 2016 scoppia il bubbone di Veneto Banca e Pop Vicenza. Dopo aver tentato la quotazione in Borsa e dopo l'intervento nel capitale del Fondo Atlante, nel 2017 le due banche chiedono la «ricapitalizzazione precauzionale» che però non viene concessa. Le venete non vengono poste in risoluzione ma liquidate secondo la legge italiana. Vengono poi comprate per 1 euro da Intesa Sanpaolo che ottiene 5 miliardi di sostegno del capitale e le sofferenze sono acquisite dalla Sga, la «bad bank» del Tesoro. Il copione che pare però aver più ispirato il governo su Carige è quello del «film» su Mps. Nel giugno 2017 la Ue autorizza la «ricapitalizzazione precauzionale» poichè il Monte non aveva superato gli stress test. Interviene lo Stato versando 5,4 miliardi e una grossa fetta di crediti deteriorati viene ceduta al fondo Atlante. Oggi il Tesoro ha circa il 70% di Rocca Salimbeni e deve scendere dal Monte entro il 2021. Genova avrà lo stesso destino di Siena? «Confidiamo nella logica di mercato, ci sono ancora azionisti che possono ricapitalizzare. Se questo non avverrà, confidiamo in operazioni di aggregazione», ha detto ieri il premier Giuseppe Conte. Con le dita incrociate.

Commenti

Commenta anche tu