Le banche siamo noi: dobbiamo salvarle

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9 Gennaio Gen 2019 09 gennaio 2019

Un patrimonio di tutti

Il dibattito politico italiano sulle banche finite in crac o lì vicino verte ormai dal 2015 su una specie di caccia all'uomo: il nemico è chi salva le banche coi soldi pubblici. Zero analisi, nel dibattito politico, sulle cause che hanno reso fragile una fetta, per fortuna molto piccola, delle banche italiane. Destra, centro, sinistra, M5s non si distinguono certo l'uno dall'altro per ricette di sistema bancario. Qualcuno sa che differenza di posizione hanno gli uni dagli altri rispetto al dilemma tra stabilità ed efficienza? O nei confronti del riequilibrio di un sistema storicamente bancocentrico verso una maggiore capitalizzazione delle imprese? Macché. Le discussioni si infervorano sull'accusa più infamante: «Tu, che hai salvato la banca con i soldi dei risparmiatori». Il gioco rende tanto bene che a Matteo Renzi è costata, almeno in gran parte, la carriera politica. Ma qui non è il caso di fare troppi nomi.

La questione è che la politica - da quanto gli italiani hanno scoperto con la direttiva del bail in che una banca può fallire e si può tirare dietro non solo i suoi azionisti ma anche gli stessi correntisti - non ha saputo cercare altro che il nemico a cui addebitare il tutto quando era ormai troppo tardi. Non che non ci siano state responsabilità in casi come il Monte dei Paschi, per esempio. Ma la politica avrebbe fatto meglio, per esempio, a curare proprio la legge bail in, passata in Europa dopo anni di discussioni comunitarie di cui il nostro Paese non ha saputo né punto, né poco. Poi, quando qualche banchetta ha cominciato a traballare per la crisi economica, è partita la caccia a chi pensava di salvarle, queste banche, limitando inevitabili danni. Non è un caso che Di Maio, mentre domenica il suo governo varava un decreto di salvataggio (scritto, tra l'altro, già a novembre), ripeteva che lui no, per le banche neanche un cent. Per fortuna anche Carige verrà salvata, questa volta dal governo gialloverde.

Perché il punto, alla fin fine, è elementare: le banche siamo noi. Nella banca ci sono i nostri risparmi. Salvarla significa metterli al sicuro ed evitare che altre banche, intrecciate tra loro, finiscano nello stesso circolo vizioso. Salvare una banca significa salvare gli italiani. Quelli che non andrebbero salvati sono gli amministratori in malafede, corrotti, a volte ladri matricolati. E le imprese amiche loro. È a questi che va presentato il conto, con pene detentive e sequestri di beni. Se poi, dietro, c'è una responsabilità politica, giusto che venga fuori. Ma tutto il resto è demagogia.

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