Autonomia, trattative aperte, ma i partiti incalzano Roma

Autonomia, trattative aperte, ma i partiti incalzano Roma
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11 Gennaio Gen 2019 11 gennaio 2019

La delegazione lombarda vede Di Maio e due ministri Forza Italia avverte: "No a mance". Pd: "Rischio stallo"

Trattative serrate a Roma, riflettori accesi in Lombardia, sui poteri e sulle risorse.

La partita dell'autonomia è «alle battute finali» secondo il ministro Erika Stefani. E in effetti la delegazione partita da Milano e guidata dall'assessore all'Autonomia Stefano Bruno Galli, dopo il primo incontro - mercoledì sera - su infrastrutture e trasporti ieri ha avuto vertici ai massimi livelli governativi, con il vice premier Luigi Di Maio, e con i ministri della Cultura, Alberto Bonisoli, e dell'Ambiente, Sergio Costa. Al centro dei tavoli, le funzioni che dovrebbero passare alla Regione. Adesso, per chi partecipa ai vertici, si tratterebbe di chiudere l'intesa politica, definirla sui tavoli tecnici e poi arrivare alla firma del premier Giuseppe Conte, e del governatore Attilio Fontana. Nella maggioranza garantiscono che l'obiettivo - un'intesa per la metà di febbraio - potrebbe essere confermato. Dalle parti di via Bellerio rassicurano: la Lega esclude ritardi o problemi politici, e anche i 5 Stelle smentiscono veti da parte loro. E nei tavoli si parla di un'intesa «a impatto zero» sulle altre Regioni. Insomma, i nodi politici sarebbero stati disinnescati.

Nel resto del centrodestra, Fi e e centristi non sono altrettanto tranquilli. Martedì se ne parlerà in Consiglio regionale, dove «Noi con l'Italia» ha presentato una mozione, firmata da Luca Del Gobbo, che parla di stallo e resistenze. Oggi Forza Italia nella sede della Camera di commercio di Verona (Corso porta Nuova, 96) illustrerà la sua posizione su «ritardi e responsabilità della mancata attuazione del federalismo fiscale e della riforma dell'autonomia». E ci sarà anche il capogruppo lombardo, Gianluca Comazzi: «Saremo a Verona - dice - per ricordare al Governo che il 95% dei lombardi che hanno votato al referendum hanno chiesto maggiore autonomia per il loro territorio. Il Governo è troppo condizionato dall'assistenzialismo dei 5Stelle e temiamo che non mantenga l'impegno preso con gli elettori. La Lombardia che produce ricchezza e lavoro va agevolata, non penalizzata con ridicole mancette».

Nella Lega come detto si parla di una partita complessa solo tecnicamente, e la mole di funzioni da prendere in esame e definire è enorme (si parte dalla richiesta iniziale di 131 funzioni per 23 materie). Ma nel Pd non si fidano di queste rassicurazioni. «Speriamo che non si facciano passi indietro - spiega il capogruppo Fabio Pizzul - abbiamo avuto un inizio significativo, ma qui ci sembra che la situazione sia di stallo. Sentiamo dichiarazioni contrastanti, qualcuno dice metà febbraio, altri parlano di un percorso che deve trasformarsi in una proposta da portare alle Camere. Mi sembra un po' di pretattica con continui stop and go». Per il Pd il problema principale restano le risorse finanziarie: «Hanno accantonato in modo molto evidente il residuo fiscale cavallo di battaglia della regione al tempo del referendum - dice Pizzul - inoltre nell'intesa si parlava di costi standard, ora sostituiti dai costi storici, che sconfesserebbero una vera razionalizzazione della spesa col regionalismo differenziato». Insomma per il Pd si va verso un accordo «che nella sostanza cambia poco».

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