Caos rifiuti nella Capitale: sulle discariche continua il braccio di ferro tra Raggi e Zingaretti

Caos rifiuti nella Capitale: sulle discariche continua il braccio di ferro tra Raggi e Zingaretti
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11 Gennaio Gen 2019 11 giorni fa

Prosegue il braccio di ferro politico tra Campidoglio e Regione Lazio sull'eventualità di aprire una nuova discarica per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati della Capitale. Per via della Pisana l'impianto "serve". Ma nessuno vuole mettere la x sulla mappa

Discarica. È la parola che a Roma nessuno vuole pronunciare. Ma secondo i bene informati pare che l’apertura di un nuovo impianto di smaltimento, che sia una “discarica di servizio” o un termovalorizzatore, sarà prevista all’interno del piano rifiuti che la Regione Lazio dovrebbe approvare entro la fine di gennaio.

Un piano che servirà a risolvere lo stato di emergenza cronica in cui versa la raccolta dei rifiuti nella Capitale. La situazione si è aggravata ulteriormente da quando, a metà dicembre, un incendio ha messo ko il Tmb di via Salaria ed èdifficile pensare che possa risolversi aumentando la differenziata. Con il porta a porta che va avanti a singhiozzo, il traguardo del 70% fissato da Ama per il 2021 appare a molti utopico, considerato anche che il rapporto sui Rifiuti urbani 2018 dell’Ispra, ha fotografato una crescita di soli 1,2 punti percentuali nel periodo che va dal 2016 al 2017. Nessun balzo in avanti neppure nel primo semestre del 2018. La percentuale di raccolta differenziata nella Capitale, secondo i dati di Legambiente, resta ferma al 44,3 per centro. La stessa cifra registrata nel 2017.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Messaggero, non solo la Regione, ma anche gli stessi tecnici del ministero dell’Ambiente, guidato da Sergio Costa, sarebbero persuasi della necessità della creazione di un impianto di smaltimento per i rifiuti indifferenziati, anche se si realizzassero le previsioni più rosee in fatto di riciclo. Ma nessuno vuole prendersi la responsabilità politica di aprire una nuova Malagrotta. Non vuole la regione a guida Pd e non vuole il Campidoglio a guida pentastellata, che del no ai termovalorizzatori ha fatto una bandiera, come del resto l’intero Movimento guidato da Di Maio. Tempo fa era stato proprio il vicepremier a scontrarsi pesantemente sul tema con l’alleato di governo, Matteo Salvini. E sulla querelle era intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, dando man forte al leader grillino. "Quando arriva l'inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito", aveva affermato in una nota.

Ma ora, ironia della sorte, potrebbe essere proprio Virginia Raggi a dover mettere la x sulla mappa presentata martedì dai tecnici di Città Metropolitana alla riunione della cabina di regia sui rifiuti istituita dal dicastero di via Cristoforo Colombo. La cartografia individua sette cosiddette “aree bianche”, considerate “idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti”. Le aree circoscritte abbracciano tutto il perimetro della Capitale e alcuni comuni limitrofi. Tra i siti individuati ci sono Riano e la località Tragliatella, nel XIV Municipio, per il quadrante Nord, Corcolle ad Est, una zona compresa tra il Torrino e Centro Giano e un'altra nei pressi del comune di Fiumicino a Sud, oltre ad alcune aree tra i comuni di Cerveteri e Ladispoli.

L’ente territoriale, mercoledì, ha messo subito le mani avanti. La mappa è un “mero atto amministrativo”, chiariscono da via Quattro Novembre. La “scelta dei siti idonei per gli impianti e la loro tipologia” spetta alla Regione Lazio, gli hanno fatto subito eco dal ministero dell’Ambiente. Ma da via della Pisana in una nota puntualizzano che “la localizzazione degli impianti, tra le aree ritenute idonee dalla Città metropolitana di Roma e dalle altre province del Lazio, è invece una competenza degli enti locali, frutto del lavoro e delle scelte delle varie amministrazioni”. La regione a guida Pd, insomma, aspetta che sia Ama, nel nuovo piano industriale, a mettere nero su bianco “il fabbisogno impiantistico previsto per la gestione del ciclo dei rifiuti della Capitale”. Cioè a dire se la città abbia bisogno o meno dell’apertura di nuove discariche o termovalorizzatori.

Insomma, nessuno vuole prendere una decisione che rischia di scontentare sindaci, cittadini ed elettori. E così la partita dei rifiuti romani rimane in stand by, con costi milionari per la città, che per ora continua a spedire l’immondizia fuori dal Grande Raccordo Anulare. A protestare, giovedì, sotto la sede di Ama è arrivata una delegazione di Forza Italia, che ha chiesto le dimissioni dei vertici della municipalizzata. “Zingaretti e Raggi continuano a giocare allo scarica barile senza trovare nemmeno una soluzione d'emergenza che possa tamponare la gravissima situazione in cui ci troviamo”, denunciano deputati e consiglieri azzurri, che fanno appello al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per un “commissariamento” della città.

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