Powell fa la colomba, ma solo a metà

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11 Gennaio Gen 2019 11 giorni fa

«Saremo prudenti sui tassi, ma continueremo a tagliare il bilancio»

Rodolfo Parietti

Pazienza, pazienza, pazienza, pazienza. Ancora non era ben chiaro quale fosse il nuovo mantra della Federal Reserve in materia di tassi? Sgranando come un rosario per quattro volte la parola «patience» nei primi minuti dell'intervista rilasciata all'Economic Club di Washington, Jerome Powell ha dissipato ieri ogni dubbio. Parole, peraltro, in linea con quelle pronunciate dal presidente della Fed venerdì scorso ad Atlanta, a sancire uno strappo deciso rispetto alla politica monetaria incardinata sui rialzi del costo del denaro - quattro nel 2018, di cui l'ultimo nel dicembre scorso - malgrado la ruvida moral suasion di Donald Trump. Ora, tutti allineati e scoperti, come risultava chiaro anche dalla minute della riunione dicembrina diffusi mercoledì sera. In cui, tanto per cambiare, saltava all'occhio il rimando alla «pazienza». Curiosamente, però, un concetto che non compariva nel comunicato del Fomc diffuso al termine della stessa riunione del mese scorso. A pensar male, si potrebbe sospettare che qualche manina abbia aggiunto ex post nei verbali la parolina magica.

Ma per quanto Jay abbia dismesso il piumaggio del falco, ai mercati non è piaciuto un passaggio del suo intervento. Questo: «Il bilancio sarà sostanzialmente più piccolo di quello che è ora». Segno che se da un lato è disposta a prendersi una pausa nel processo di normalizzazione dei tassi, dall'altro la Fed non intende interrompere la scrematura che alleggerisce di circa 50 miliardi di dollari al mese il suo portafoglio titoli. Un'azione di drenaggio della liquidità, dicono i detrattori, che ha portato a un restringimento del credito.

Insomma, la banca centrale Usa intende muoversi su due binari distinti, forse nella convinzione che l'economia non ne soffrirà. Del resto, il successore di Janet Yellen «non vede nulla che suggerisca un rischio elevato di recessione nel breve termine» negli Usa, malgrado ci sia preoccupazione per l'economia globale. Motivo buono per temporeggiare sui tassi («Non abbiamo alcun piano prestabilito su un aumento») anche se per ora la guerra a colpi di dazi tra Stati Uniti e Cina «non ha lasciato un segno visibile» sulle due economie. Danni che potrebbe invece provocare uno shutdown prolungato: «Penso che avrebbe ripercussioni piuttosto chiare sui dati macroeconomici», ha spiegato tirando forse una frecciatina a Trump. Powell ha poi aggiunto di «non essere preoccupato» per la pioggia di critiche ricevute da The Donald. Con il nuovo corso della Fed, pare poi tutta roba superata. Jay aspetta ancora un invito alla Casa Bianca dal presidente, che «non sarebbe appropriato rifiutare». Per ultima, una curiosità: Powell ha detto di guadagnare «intorno» ai 180mila dollari. Rispetto a Draghi (396mila), quasi un povero.

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