Tim, nuovo scontro Vivendi-Elliott

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12 Gennaio Gen 2019 12 gennaio 2019

Il fondo vuole una sola assise a marzo. I francesi attaccano Conti

Si prospetta un cda molto combattuto per Tim, lunedì prossimo, 14 gennaio. Il board è convocato a Roma per decidere la data dell'assemblea chiesta dal socio Vivendi per cambiare 5 consiglieri (su 10) in quota Elliott. I francesi vorrebbero che l'assise fosse convocata entro il 15 febbraio, mentre Elliott ne vorrebbe fare una sola il 26 marzo. In questo caso l'assemblea annullerebbe quella già convocata per l'11 aprile: i soci potrebbero così sia discutere la richiesta di nominare la società di revisione e di revocare 5 amministratori in quota Elliott per sostituirli con i suoi candidati sia approvare il bilancio 2018. Il 26 febbraio si terrà invece il cda per l'approvazione del bilancio e forse anche del piano industriale, al quale sta lavorando l'ad Luigi Gubitosi, per sostituire quello elaborato dall'ex ad Amos Genish. Vivendi però non ci sta e ritiene che qualsiasi ulteriore ritardo nella convocazione dell'assemblea sarebbe imbarazzante per la società e per il presidente Fulvio Conti. I francesi infatti, soci di maggioranza relativa del gruppo (23,9%) ma in minoranza in cda, spingono dunque perché l'assise si tenga al massimo a metà febbraio per tentare il ribaltone in consiglio. La risposta di Conti è arrivata in serata: «Vivendi ha sempre la capacità di stupirmi, attribuendomi poteri che non ho. Il mio lavoro è rivolto agli interessi di tutti gli azionisti, e rispettando l'azionista con il 24%, non posso trascurare il restante 76%. Per questo la data di convocazione dell'assemblea, dove non ci sono limiti temporali definiti, dovrà essere determinata tenendo in considerazione l'interesse di tutti e della società». Da notare che Vivendi rivolge a Elliott le stesse accuse di «gestione personale» di Tim, che il 4 maggio scorso, quando il fondo attivista Usa prese la governance della società, erano rivolte ai francesi. Il titolo, da quella data, ha perso il 40% circa. Ieri +0,2 per cento.

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