Umorismo e tragedia Ecco il vero Solzenicyn

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12 Gennaio Gen 2019 12 gennaio 2019

Il romanzo capolavoro dell'autore russo è un libro che cambia la vita di chi lo legge

Alessandro Gnocchi

Ci sono romanzi che cambiano la vita. Nel primo cerchio di Solzenicyn è senz'altro tra questi. Dentro vi si trova tutto ciò che «lacera un cuore umano» ma anche tutto ciò che lacera la Storia, rendendola un susseguirsi di tragedie.

La nuova edizione stampata eroicamente da Voland e tradotta eroicamente da Denise Silvestri è quella integrale, pubblicata per la prima volta in Italia. Tra i capitoli fino a ora inediti, spiccano quelli dedicati a Stalin: ne offriamo un assaggio in queste pagine.

La vicenda si svolge nei soli tre giorni di festa del Natale 1949. Siamo nel campo di lavoro di Marfino, nei pressi di Mosca. È un lager «leggero» riservato a tecnici e scienziati, impegnati in ricerche sulla possibilità di criptare e decriptare le parole pronunciate al telefono. Il progetto sembra languire ma diventa improvvisamente importante quando un dissidente chiama un'ambasciata straniera per comunicare che l'Unione sovietica ha ormai la capacità di costruire la bomba atomica. La telefonata è intercettata. Chi è il traditore? La risposta tocca agli esperti di Marfino. Se i risultati non dovessero arrivare, l'uomo che non dorme mai, Stalin, potrebbe aversene a male e procedere alla fucilazione dei responsabili del fallimento. Questa è solo la cornice di un romanzo corale, con decine di personaggi e decine di digressioni nel passato. Ne esce un ritratto della Russia precedente e posteriore alla rivoluzione d'Ottobre. Ma ne esce anche un ritratto dell'uomo con i suoi eterni pregi e difetti: coraggio e vigliaccheria, misericordia e indifferenza.

Il titolo allude a Dante Alighieri. Il primo cerchio è il Limbo. Qui vagano le anime dei filosofi dell'antichità e di chiunque non sia stato battezzato. Non godono della visione di Dio ma neppure sono punite duramente. Come i prigionieri di Marfino, sottoposti a un regime carcerario leggero, niente a che vedere con l'Arcipelago Gulag dove i cittadini sono ridotti in schiavitù e muoiono di freddo e di fame. Solzenicyn qui mostra al lettore il suo virtuosismo. Nelle prime cento-duecento pagine tira fuori l'arsenale. Si passa da scene di massa descritte attraverso il dialogo tra i protagonisti alle comiche enumerazioni dei vari incarichi e delle varie cariche. La tragedia delle condanne, dieci anni per cominciare, è trattata anche con i toni della commedia: si ride. Ma prima o poi arriva la stoccata di Solzenicyn che spegne il sorriso sulle labbra. Di cosa stiamo ridendo infatti? Di uomini privati della libertà e destinati a morire in prigione. Uomini sradicati che possono incontrare i parenti, se va bene, una volta ogni due-tre mesi. Uomini che sono colpevoli di aver descritto il socialismo reale per quello che è: un totalitarismo retto da un despota, Stalin, che si sentiva affine a Hitler al punto di non credere, contro ogni evidenza, che il Terzo Reich avrebbe attaccato Mosca. La Russia «decollata per la prima volta verso una libertà senza precedenti, ora è precipitata nella peggiore delle tirannie». La società è dominata dal terrore, dalla menzogna e dalla delazione. Gli uomini coscienziosi avvertono la caduta nella barbarie, la repressione del senso di giustizia e delle proprie idee. Gli altri si trasformano in mostri: «Ad aver sempre paura di qualcosa, come si fa a restare uomini?». Non si può. La burocrazia controlla tutto e inventa uffici grotteschi, quasi fantozziani, tipo «la Sezione speciale per il pedinamento dei membri del Comitato centrale».

La Mosca di Solzenicyn è piena di giovani spose che hanno fatto appena in tempo a vivere col marito, subito deportato. Uscire dal carcere è quasi impossibile. Ma quando accade, l'ex detenuto è ormai un'altra persona. Non riesce a reinserirsi nella società e spesso perde l'affetto dei suoi cari. La macchina comunista è costruita per distruggere i rapporti personali e spezzare le coppie. Il socialismo è la caricatura del Vangelo, dice uno dei prigionieri. Anche nei porcili ci sono l'uguaglianza e la sazietà. Il vero traguardo è una società morale, fondata sulla famiglia e l'inviolabilità della persona. Siamo nati con la giustizia dell'anima, possiamo essere imbrogliati fino a un certo punto. La vita ci viene data una volta sola. Ma, aggiunge Solzenicyn, anche la coscienza ci viene data una volta sola: «E come non ti ridavano una seconda vita, non ti ridavano nemmeno la coscienza rovinata». E questo vale per gli uomini di tutte le epoche.

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