Da Lenny Bruce a Mia Martini: tutti in galera

Da Lenny Bruce a Mia Martini: tutti in galera
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13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

Come narra la leggenda, il bluesman Leadbelly scampò per ben due volte al carcere a vita dopo che due governatori ascoltarono le sue canzoni e decisero di lasciarlo libero. Un po' ciò che è accaduto ai nostri giorni a Robert Downey jr. Downey da tossico-galeotto, dopo aver vinto un Golden Globe e aver conquistato un paio di nomination all'Oscar, ottenne da un governatore la totale cancellazione dei suoi reati penali, che erano parecchi, visto che aveva cominciato a fumare l'erba a 8 anni sotto la guida del padre regista. Quella di Downey è una delle mille storie contenute nel bel saggio Artisti in galera (Skira) di Roberto Manfredi, che racconta le vicissitudini di personaggi maledetti. «Più stelle che in cielo», dice il motto della Mgm, ma molte di esse sono tragicamente cadute.

«Le carceri italiane sono meravigliose. C'è molto spazio e si mangia tre volte al giorno. Mi hanno persino lasciato il sax, una pacchia». Così diceva Fela Kuti (uno dei più importanti leader africani dopo Mandela), dopo una visita a San Vittore per possesso di droga. Certo nella sua Nigeria (lui voleva creare una nazione africana unita come gli Usa) ne aveva subite di tutti i colori. Per non farsi trovare in possesso di droga una volta ne trangugiò un bel po' e i poliziotti di laggiù volevano portarlo in ospedale, aprirgli la pancia, recuperare il corpo del reato e poi incarcerarlo per un lungo periodo. Riuscì a evitarlo per un pelo.

È capitato anche alla più fragile delle nostre interpreti, Mia Martini, presa nel 1969 con mezzo grammo di hashish al Pedro's di Porto Cervo, locale dei vip dove quella sera c'erano anche Margareth d'Inghilterra e Maria Pia di Savoia che se ne andarono da una porta secondaria. Passando sopra le stranote vicende di oltraggio al pudore di artisti rock come Jimi Hendrix (arrestato la prima volta per il furto di un'auto), il più trasgressivo di tutti è stato il comico Lenny Bruce, il cui sketch più celebre si intitola Tette e culi. Le denunce a suo carico per volgarità non si contano (e ricordano quelle subite da un altro grande trasgressivo come Frank Zappa) ma fu anche arrestato per varie amenità: come il fatto di essersi vestito da prete per raccogliere fondi per i lebbrosi della Guinea, ai quali poi, dopo aver sfuggito la condanna di falso ideologico, donò 2500 dollari guadagnati dalla vendita del significativo libro Come parlare sporco e influenzare la gente.

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