Eni fa un blitz negli Emirati. E si rafforza in vista del piano

Eni fa un blitz negli Emirati. E si rafforza in vista del piano
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13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

Partita da 230 milioni. Il gruppo prende altre due concessioni di idrocarburi e punta a domare il greggio

Eni mette a segno un doppio colpo nello strategico mercato degli Emirati Arabi e fa il suo esordio nel settore «exploration» del Paese. Un'operazione che, in vista dell'aggiornamento al piano industriale di marzo, aggiunge un tassello a una strategia incentrata sulla diversificazione del business e sulla generazione di cash flow, ovvero di liquidità, grazie alla cessione di quote sulle nuove scoperte.

Nel dettaglio, il Cane a sei zampe si è imposto in una gara che ha assegnato il 70% di due concessioni offshore (in mare aperto) per l'estrazione di idrocarburi. Eni avrà come partner la tailandese Ptt Exploration and Production Company Limited (Pttep), in campo con una quota del 30%, e sarà operatore in entrambe le aree investendo, con Pttep, circa 230 milioni di dollari (circa 100 milioni la quota Eni).

Obiettivo: «scoprire» quali e quante riserve potenziali di idrocarburi ci siano, e possano essere estratte e messe in produzione, in questa area che copre 8mila chilometri quadrati. La fase di esplorazione avrà una durata massima di nove anni e, in caso di scoperta, la durata della concessione verrà estesa a 35 anni per proseguire con il successivo sviluppo.

Si tratta dei primi «lotti» a essere assegnati tra quelli messi a gara dalla Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) nell'aprile 2018 come parte della strategia dell'Emirato di aprirsi a società internazionali per sbloccare e massimizzare il valore delle sostanziali riserve di petrolio e gas di Abu Dhabi. Per la multinazionale italiana guidata dall'ad Claudio Descalzi si tratta, dunque, di un posizionamento importante, in pole position rispetto ai competitor. In vista della strategy di marzo, il nuovo ruolo nell'area mediorientale sarà sfruttato come un tassello chiave per numeri e target, insieme alla continua strategia di diversificazione che contempla lo sviluppo di business collaterali (rinnovabili, chimica). «Prosegue ha commentato un analista - il riequilibrio del portafoglio upstream di Eni per migliorare la diversificazione dei volumi produttivi e quindi il rischio complessivo alla luce delle oscillazioni del petrolio. Più contratti di questo tipo mette a segno il gruppo e più al sicuro sarà dalla volatilità dell'oil». E questo anche se Eni è stata prudente: ha stimato un petrolio medio a 55 dollari nel 2017 e a 45 dollari al barile come livello per la copertura degli investimenti. D'altra parte, anche se il petrolio ha ripreso quota (Brent a 60 dollari e Wti sopra quota 51 dollari), lo scorso anno, dopo aver guadagnato il 70% fino a ottobre, ha poi perso il 60% nell'ultimo trimestre. Una volatilità pericolosa, legata alle condizioni macroeconomiche e ai conflitti in seno all'Opec, ora in parte rientrati. Il rischio di un'inversione di tendenza è comunque sempre all'orizzonte, anche se gli analisti vedono un primo semestre 2019 all'insegna del rally.

L'accordo negli Emirati «rappresenta un nuovo importante passo verso l'espansione di Eni in una delle regioni leader a livello mondiale nel settore degli idrocarburi - ha detto Descalzi - non solo attraverso la partecipazione in giacimenti già in produzione, ma anche esplorando nuovi blocchi. Tutto ciò rafforza poi ulteriormente l'alleanza tra Eni e Adnoc».

Guardando al posizionamento nel Paese, a marzo 2018 la società italiana ha firmato due accordi con la stessa Adnoc della durata di 40 anni per l'acquisto di una quota del 5% nel giacimento a olio di Lower Zakum e di una quota del 10% nei giacimenti a olio, gas e condensati di Umm Shaif e Nasr, nell'offshore degli Emirati Arabi Uniti. La scoperta risale al 1963 e la produzione è iniziata nel 1967, con un target di produzione di 450mila barili di olio al giorno. Umm Shaif e Nasr ha invece un target di produzione di 460mila barili di olio al giorno. Sempre nel 2018 Eni si è aggiudicata il 25% nella concessione di Ghasha, un maxi-progetto a gas situato nell'offshore di Abu Dhabi. Oltre agli Emirati Arabi Uniti, in Medio Oriente Eni è presente in Oman, Libano e Iraq.

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