"Finalmente l'hanno preso". Ora le vittime di Battisti potranno avere giustizia

Finalmente l'hanno preso. Ora le vittime di Battisti potranno avere giustizia
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

"Forse è la volta buona". le famiglie delle vittime di Battisti tirano un sospiro di sollievo. Ma aspettano con ansia il momento dell'estradizione in Italia

Adesso i famigliari delle vittime di Cesare Battisti vogliono giustizia. "Finalmente questo terrorista è stato arrestato", commenta Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos ucciso dai Pac a Milano nel 1979. "L'unica cosa - chiarisce all'Adnkronos - è che tra l'arresto e l'estradizione ce ne vuole". L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) si era reso irreperibile dopo l'ordine di arresto emesso dal giudice del Tribunale Supremo brasiliano Luiz Fux e il decreto di estradizione firmato dal presidente uscente Michel Temer. Ora sarà portato in Brasile da dove verrà estradato in Italia.

"Ancora non tiro un sospiro di sollievo", commenta ai microfoni dell'agenzia Adnkronos Lorenzo Conti, figlio dell'ex sindaco di Firenze Lando, assassinato da un commando delle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986. "Finché non lo vedo in galera non ci credo che sconterà davvero la sua pena". Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi. In due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del 1978, e quello dell'agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell'uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre il 16 febbraio del 1979, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell'uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del 1979, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore. "Ora il governo deve spingere per l'estradizione, siamo fiduciosi perché ora ci sono le motivazioni e la determinazione che in passato non c'erano", dice all'Adnkronos Potito Perruggini, nipote di Giuseppe Ciotta, brigadiere di Polizia ucciso nel 1977 dai terroristi rossi. "Ho apprezzato il fatto che ora i terroristi vengono chiamati terroristi e non più 'ex'. Le vittime - osserva - saranno sempre vittime e purtroppo non potranno mai essere 'ex' vittime del terrorismo".

L'idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto appurarono gli inquirenti in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell'ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti "espropri proletari". Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest'ultimo caso, poi, all'omicidio, si aggiunse un'ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle. "Forse davvero è una buona giornata", commenta al Corriere della Sera Alberto Torreggiani. "Tecnicamente è un fuggiasco, non coperto da nessuno status particolare - spiega - è un latitante e non ha più benefici". Presto sarà, quindi, in Italia. "Non penso che i brasiliani abbiano tanta voglia di tenerselo".

Tags

Commenti

Commenta anche tu