Grecia, ora Tsipras rischia: alleanza di governo in crisi su nome Macedonia

Grecia, ora Tsipras rischia: alleanza di governo in crisi su nome Macedonia
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13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

Il leader del partito di estrema destra Anel, alleato con la sinistra di Syriza, annuncia che toglierà il sostegno

Il governo di Alexis Tsipras in Grecia è a un bivio. Panos Kammenos, leader del partito di estrema destra Anel e ministro della Difesa, si è dimesso annunciando il ritiro dei membri del suo partito dal governo. Decisivo l'accordo in vista tra Grecia e Macedonia sul cambio di nome dell'ex stato jugosalvo. Anel è partner di minoranza nell'esecutivo guidato da Tsipras.

Tsipras governa dal 2015: il suo partito, Syriza, vincitore nelle due elezioni del 2015 in piena crisi economica, è stato alleato in questi anni con l'Anel di Kammenos. Ma ora, pochi mesi dopo la fine del programma di salvataggio impostato dalla Troika e a pochi giorni dalla visita di Angela Merkel in Grecia, il partito di destra è sul punto di rompere il patto.

La disputa sul nome della Macedonia

Negli ultimi trent'anni la Grecia ha premuto perché il Paese balcanico, con cui confina a nord, cambiasse il suo nome. Quando infatti, dopo la secessione dalla Jugoslavia, il nuovo Stato scelse di chiamarsi "Repubblica di Macedonia", i greci insorsero perché ritenevano che quella definizione andasse a ledere la memoria della dominazione di Alessandro Magno, orgoglio della storia greca.

Per anni così Atene ha posto il veto sull'ingresso dei macedoni in Ue e Nato. Ma ora, dopo anni di tira e molla, il Parlamento di Skopje ha votato il cambio di nome in “Repubblica della Macedonia settentrionale”. Una soluzione accettabile per Tsipras, che aveva proposto il compromesso. Ma non per Kammenos, convinto che il nome Macedonia appartenga solo alla Grecia.

Verso il voto di fiducia

Il nuovo nome scelto da Skopje dovrà essere ratificato anche da un voto del Parlamento greco, secondo quanto stabilito da un patto tra Tsipras e il primo ministro macedone, Zoran Zaev. Ma con le dimissioni di Kammenos, cambia tutto: Tsipras ha già chiesto un voto di fiducia sul suo esecutivo, che si terrà nei prossimi giorni: Anel sostiene la maggioranza con 10 parlamentari, decisivi per Syriza, che ne ha 145, per superare i 151 seggi necessari a governare. Il premier è convinto di poter ottenere l'appoggio di almeno 6 membri di Anel in dissenso con il loro leader. Se il governo rimarrà in piedi, il Parlamento potrà poi votare per ratificare l'accordo con Skopje.

Le elezioni nel Paese ellenico dovrebbero tenersi in autunno, probabilmente a ottobre o novembre. Ma in caso di crisi di governo cambierebbe tutto: non è da escludere lo scenario di elezioni anticipate a maggio, forse insieme alle Europee.

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