La lettera che li inchioda

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13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

Decreto Dignità senza dignità

«A causa delle nuove norme abbiamo dovuto lasciare a casa venticinque persone che avremmo potuto assumere per altri sei mesi. Alcuni di loro erano con noi da anni per il periodo stagionale ma non le potremmo mai più riassumere: anni di formazione gettati al vento per l'incapacità della politica di capire le esigenze del lavoro... Pur capendo le buone intenzioni del decreto dignità devo sottolineare che sta creando non pochi problemi alla nostra e a tutte le aziende italiane, cioè a chi dà lavoro, ai motori dell'economia, non a chi sa solo parlare».

Questo è uno stralcio di una lettera pubblicata ieri dal Corriere della Sera e firmata da Sandro Bottega, presidente dell'azienda agricola che porta il suo nome. Questi sono fatti, non opinioni, che sanciscono il fallimento di una legge stupidamente voluta da Di Maio - uno che non ha mai lavorato in vita sua e che, per l'appunto, «sa solo parlare» - e dell'intera politica economica di questo governo. La questione è semplice. Prima dell'avvento di questi geni c'erano venticinque ragazzi che stavano imparando un lavoro e percepivano uno stipendio pagato da un imprenditore, versavano quindi tasse e contributi che arricchivano l'intera comunità. Poi arrivò il contratto tra Di Maio e Salvini e questi ragazzi si ritrovano disoccupati e oltre a loro ci hanno rimesso fisco e previdenza. E siccome la stupidità non ha limiti, tra poco diventeranno un peso economico per tutti noi, avendo presumibilmente diritto a percepire il reddito di cittadinanza.

Morale della favola: venticinque persone che erano delle risorse si sono ritrovate parassiti, improvvisamente e senza alcuna colpa; una azienda sana è andata in difficoltà perché deve ricominciare a formare da zero i dipendenti necessari al suo funzionamento. Questo «decreto dignità» sta togliendo dignità a migliaia di giovani e risorse ad altrettanti imprenditori. Qualcuno, anche dalle nostre parti, sostiene che noi tifiamo perché le cose vadano male in odio a questo governo. Vorrei tranquillizzarlo: non c'è bisogno di tifare, le cose vanno purtroppo male, anzi malissimo come dimostra la storia di cui sopra, da sole.

Cosa inevitabile quando si è governati da persone incapaci, e per di più presuntuose e arroganti.

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