«La Traviata»: ovazioni a Chung e Rebeka

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13 Gennaio Gen 2019 13 gennaio 2019

Già è un bel passo avanti vedere Violetta nell'opulento costume di metà Ottocento ideato da Gabriella Pescucci e non in sottoveste tirare la sfoglina come aveva pensato in una passata inaugurazione scaligera il regista russo Dimitri Tcherniakov. La Traviata ripresa alla Scala per l'ennesima volta (regista Liliana Cavani, scenografo Dante Ferretti) ha fatto il suo dovere, nonostante luci poco seducenti rivelassero la vetustà dell'allestimento. Il teatro era pieno e il botteghino sorrideva, cosa che avrebbe fatto piacere al suo Autore, che stimava il pubblico supremo giudice in materia. Myung-Whun Chung si conferma applaudito verdiano princeps della Scala odierna, capace come pochi di adeguare al millesimo l'orchestra sulle capacità della protagonista, Marina Rebeka. Figura e linea di canto elegante, la Rebeka non è voce di grande calibro. Esile nell'ottava grave, ma molto bella ed espressiva quando sale. È riuscita a convincere il pubblico misurando le forze e nonostante non si capisse quasi una parola. Per questo condivide i meriti con Chung, mirabile concertatore e accompagnatore, il quale appena poteva ha mostrato la sua raffinata sensibilità musicale (soprattutto nelle sonorità diafane del preludio atto quarto). Festeggiati secondo i meriti anche il tenore Francesco Meli (Alfredo) e il sempre amatissimo baritono Leo Nucci (Germont padre). Coro preparato a dovere nelle due feste; zingarelle un po' più piccanti degli ancheggianti mattadori negli interventi danzati del secondo atto. Successo finale con ovazioni particolari alla protagonista e al maestro Chung.

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