Ha finito di ridere

Ha finito di ridere
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
14 Gennaio Gen 2019 14 gennaio 2019

Preso in Bolivia il terrorista rosso, oggi in Italia dopo 37 anni Ma i suoi complici morali e politici non pagheranno mai

L'arresto e l'estradizione, dopo trentasette anni di latitanza, del delinquente comune pluriomicida nonché terrorista rosso Cesare Battisti è sicuramente una bella notizia. Il suo ghigno beffardo immortalato nei salotti bene della sinistra parigina o sulle spiagge di Copacabana non umilierà più i parenti delle sue vittime, magistrati e investigatori che lo hanno condannato e inutilmente sorvegliato a distanza per decenni, gli italiani - non tutti - indignati dalla sua furba vigliaccheria. Già, perché quella di Battisti non è stata una latitanza eroica ma una passeggiata sulla passerella della sinistra internazionale con tanto di tappeto rosso, flash dei fotografi e applausi dei complici che nel tempo si sono alternati al suo fianco. Una compagnia variegata e con nomi altisonanti che comprende il presidente francese Mitterrand, quello brasiliano Lula, la prima dama francese Carla Bruni e un bel gruppetto di comunistoidi nostrani, da Saviano a Vauro.

Nulla voglio togliere alla bravura degli investigatori che hanno individuato e arrestato Battisti in Bolivia, ultima sua residenza, avranno la nostra eterna gratitudine. Ma la verità, soprattutto politica, è un'altra, meno enfatica rispetto a ciò che appare. La verità è che Battisti ce lo ha ridato su un piatto d'argento Bolsonaro, da poche settimane nuovo presidente del Brasile, primo presidente di destra di quel grande e complicato Paese. Intendo dire che la novità non è stata giudiziaria o investigativa ma politica, perché ovunque nel mondo ha comandato la sinistra, Battisti è stato e continuerebbe a essere un ospite gradito e ben protetto.

Cesare Battisti, prima che la libertà, ha perso le elezioni. E questo la dice lunga su quel cancro che è stata l'internazionale socialista, lobby che ancora oggi santificherebbe volentieri un delinquente comune, un assassino. Se la sinistra italiana fosse stata meno ipocrita e camaleontica, Cesare Battisti sarebbe in un carcere italiano da trent'anni. Il problema è che su di lui è mancata una parola chiara e definitiva dei grandi capi dei partiti comunisti e post comunisti italiani che si sono succeduti in questo non breve lasso di tempo. Anzi, ancora ieri da quelle parti c'è stato qualcuno che ha evocato e invocato un provvedimento di amnistia. Mettere in cella Battisti è una vittoria, sapere che i suoi complici politici e intellettuali vecchi e nuovi non pagheranno mai è invece una sconfitta.

Commenti

Commenta anche tu