"Il referendum sull'opera è un diversivo della Lega"

Il referendum sull'opera è un diversivo della Lega
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14 Gennaio Gen 2019 14 gennaio 2019

La capogruppo Fi: «Finita la luna di miele tra governo e Nord. Salvini in piazza contro se stesso come Prodi»

Onorevole Gelmini, lei era a Torino per la manifestazione Sì Tav. In piazza c'era anche la Lega che però governa con il M5s che vuole bloccare la Tav.

«La Lega mi ricorda quei ministri di Prodi che manifestavano sotto Palazzo Chigi. È stata un'abile mossa propagandistica, ma non si può essere di lotta e di governo. La Lega difenda la Tav in consiglio dei ministri. È un'opera strategica per il Nord e per l'Italia: per questo ieri in piazza c'era anche Forza Italia. Altri, invece, sono il partito del forse, del dipende, dell'equilibrismo. Ma a stare troppo sulla fune si rischia di cadere e anche di farsi male. In alcuni casi, purtroppo, a farsi male è il Paese e noi non possiamo permetterlo».

Salvini ha lanciato l'idea di un referendum sulla Tav. Ma si può fare un referendum del genere?

«Vige ancora la Costituzione e in Italia per aprire 60mila sezioni elettorali, spendere centinaia di migliaia di euro e chiamare al voto 50 milioni di italiani, serve una apposita legge di rango costituzionale. Ciò significherebbe rimandare la scelta alle calende greche. Il referendum brandito dalla Lega è uno strumento di distrazione di massa. Fare o non fare la Tav è una decisione politica. Basta rinvii».

La Lega dice che l'Italia deve andare avanti anche sulle infrastrutture ma che la Tav si può modificare per renderla più economica. Anche per voi il progetto Torino-Lione è modificabile?

«Bisogna capire se le modifiche servono per perdere tempo o per realizzare un'opera migliore. Di Battista, che non è l'ultimo arrivato dei 5 Stelle, ha detto che la Tav non si farà mai. Bloccare le infrastrutture significa mandare in fumo 113 miliardi di euro di investimenti che tradotto significano 400mila posti di lavoro potenziali. I cittadini non possono pagare a così caro prezzo una medievale convinzione ideologica dei grillini. Focalizziamoci su tutto questo anziché pensare ad altro».

Che messaggio politico arriva dalla piazza Sì Tav?

«Un Paese che non si rassegna alla decrescita imposta da questo governo. Una chiara, inequivocabile, intransigente richiesta all'esecutivo di invertire la rotta. I loro tentennamenti, i pregiudizi sull'opera, veri o strumentali che siano, sono sotto gli occhi di tutti. Così rischiano di bloccare il Paese. La Lega non stia al gioco dei grillini».

Il nord produttivo ha finito la luna di miele con il governo gialloverde?

«Certo è che finita. Dopo il decreto dignità, dopo le misure contenute nella finanziaria con il certificato aumento delle tasse, dopo il reddito di cittadinanza. Basta girare un po' quelle zone per percepire più che un imbarazzo nei confronti dell'esecutivo. Dietro le tante parole e le promesse roboanti dei gialloverdi c'è poca sostanza e una politica assistenzialista e statalista. E questo il nord produttivo comincia a sperimentarlo».

Forza Italia come pensa di muoversi per intercettare questo malcontento verso il governo?

«Siamo nelle piazze, in mezzo alla gente e portiamo avanti le istanze di chi lavora e produce o chiede di poterlo fare. Il 26 gennaio, in occasione del venticinquesimo anniversario della discesa in campo del presidente Berlusconi, manifesteremo in tutta Italia e il nostro messaggio arriverà forte e chiaro».

Ci può essere, in caso di crisi, una maggioranza alternativa di centrodestra in Parlamento?

«Se la situazione dovesse precipitare la parola tornerebbe al Presidente Mattarella, di cui ci fidiamo totalmente. La nostra è una democrazia parlamentare, le maggioranze nascono e muoiono in Parlamento. Con la recessione alle porte (altro che il nuovo boom economico dei sogni di Di Maio...), sono certa che prevarrebbe l'interesse del Paese».

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