Quando Battisti accusava: "La violenza? L'ha voluta lo Stato"

Quando Battisti accusava: La violenza? L'ha voluta lo Stato
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
14 Gennaio Gen 2019 7 giorni fa

In un'intervista del 2012 a un giornale messicano, Cesare Battisti aveva parlato anche della sua militanza nelle fila dei Pac (Proletari armati per il comunismo), sostenendo che "la violenza se l'erano cercata loro", ovvero le istituzioni

"So che andrò in galera". Queste le prime parole di Cesare Battisti dopo il ritorno forzato in Italia dopo la cattura avvenuta in Bolivia. Nel suo curriculum criminale, l'ex terrorista dei Pac - i Gruppi armati per il comunismo - vanta quattro delitti, di cui due compiuti personalmente e altri due in concorso. Ma Battisti, che dopo la fuga dal nostro Paese è diventato uno scrittore noir di successo con vari libri pubblicati tra Francia e Brasile, non si è mai pentito. E in un'intervista del 2012 al giornale messicano La Jornada, giustificava la sua condotta criminale con il fatto che erano stati "loro", cioè le istituzioni italiane, "a cercare la violenza".

Oggi, quell'intervista è ancora attuale e permette di ricostruire gli ultimi 45 anni della vita di Battisti, dagli omicidi rispetto ai quali si è sempre dichiarato innocente alla sua nuova esperienza di scrittore e letterato. Inevitabilmente, i passi più interessanti sono quelli legati alla sua "prima" vita, quando partecipava alle azioni dei Pac rapinando banche e - talvolta - uccidendo. Secondo Battisti, negli anni Settanta l'Italia era una democrazia anomala, un Paese "semi-governato dalla mafia" che "si reggeva su accordi politici nazionale e internazionali". Per il terrorista di sinistra, "essere militante" era "inevitabile". "Discutere col nemico" è "impossibile", "sarei uno stronzo" a dire "condanno la violenza". Un discorso generale che poco dopo applicava agli anni Settanta.

"È facile parlare adesso", diceva Battisti, "ma quando hai 20 anni e stanno ammazzando per strada i tuoi amici, tu reagisci". Quindi l'affondo, il più bieco e terribile di tutti. "Ed era quello che lo Stato voleva. [...] Stiamo parlando dei '76-'77, non si sapeva che pesci prendere perché loro hanno provocato la violenza. [...] Ma la violenza l’hanno cercata loro". Vale a dire lo Stato. L'idea di Battisti è che le decine di omicidi compiute dalle varie sigle del terrorismo di sinistra di quell'epoca (Brigate Rosse, Pac, Prima Linea) vadano ridimensionate. "Stiamo parlando di anni in cui la camorra, da sola, faceva 2 mila morti l'anno" di cui, per l'ex terrorista trasferito a Rebibbia, "non si parla mai". Come se le stragi firmate dalle mafie assolvessero lui e i suoi sodali dalle decine di crimini commessi.

Poi, il passo in cui l'intervistatore gli chiedeva conto di una stranezza. Perché all'inizio Battisti si definiva un "perseguitato politico" per poi cambiare versione e proclamare urbi et orbi la propria innocenza? "Perché stavo in Messico e non sapevo neanche di essere processato per omicidio". Poi però "mi rendo conto che l'unico a non essersi mai difeso ero io". Gli altri membri dei Pac "hanno avuto i migliori avvocati" e "l'unico rimasto con l'ergastolo è Cesare Battisti". Infine l'ultima domanda sul suo rapporto con l'Italia. "Io preferirei stare in Francia, dove ho la famiglia. L’Italia è lontana. Se per astrazione finisse tutto, il processo e tutto, e domani potessi tornare in Italia, non ci andrei comunque, non ho più nulla lì". Alla fine ce l'hanno portato. Per fargli scontare l'ergastolo.

Tags

Commenti

Commenta anche tu