Shutdown, per Trump la colpa è tutta dei Dem. Ma gli americani non sono d'accordo con lui

Shutdown, per Trump la colpa è tutta dei Dem. Ma gli americani non sono d'accordo con lui
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14 Gennaio Gen 2019 14 gennaio 2019

Nel 24° giorno consecutivo di stallo federale, il capo della Casa Bianca, su Twitter, incolpa i Democratici ello shutdown. Ma parte degli americani, interpellati in un sondaggio, non sembra essere d'accordo con il Presidente

È il 24° giorno ed è il più lungo shutdown parziale della storia americana. Ma il presidente statunitense, Donald Trump, non ha dubbi: la colpa della paralisi è tutta dei Democratici. Ma, intanto, sono circa 800mila i dipendenti federali che restano in congedo forzato oppure che lavorano senza ricevere lo stipendio. Il tutto mentre la disputa sul finanziamento del muro al confine con il Messico resta senza una soluzione concreta, causando uno stallo che, per ora, sembra senza soluzioni.

"La colpa? Dei 'piagnucoloni' Dem"

"Nancy e il piagnucolone Chuck possono mettere fine allo shutdown in 15 minuti. A questo punto è diventata colpa loro e dei democratici", ha scritto il presidente Trump su Twitter, riferendosi alla speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, e al leader della minoranza Dem al Senato, Chuck Schumer. E ha aggiunto, in un altro tweet: "Ho aspettato per tutto il fine settimana. I democratici devono tornare al lavoro, il confine deve essere messo in sicurezza".

Il 53% degli americani incolpa Trump

Eppure, secondo un sondaggio realizzato da Washington Post-Abc News, la maggioranza degli americani interevistati, cioè il 35%, è convinta che lo shutdown sia colpa del presidente e del partito repubblicano. Soltanto il 29% si unirebbe a Trump nell'incolpare i democratici. Mentre il 13%, invece, attribuirebbe le colpe a entrambe le parti.

Per Trump nessuna soluzione temporanea

I media americani avrebbero anche riferito che Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina, avrebbe proposto al presidente di ripristinare le attività del governo in via temporanea, prendendo tempo per alcune settimane, in cui cercare una via d'uscita definitiva. Ma avrebbe ricevuto una risposta negativa. Trump, infatti, in viaggio verso New Orleans, avrebbe detto ai giornalisti di non essere interessato alla proposta di Graham. E si sarebbe detto intenzionato, invece, a risolvere la questione e non a rinviarla.

L'origine del blocco e le conseguenze

Ma dopo tre settimane di paralisi, né il presidente americano né i Democratici sembrerebbero disposti a rinunciare alle proprie posizioni. Nessun compromesso, infatti, sull'approvazione dei 5,7 miliardi di dollari per il muro al confine con il Messico. Che, secondo Trump andrebbe realizzato per fermare l'immigrazione non autorizzata di migliaia di persone. Ma che trova una ferma opposizione tra i Democratici americani. E così, sono rimaste ferme, anche in queste ore, funzioni governative indispensabili come quelle della sicurezza negli aeroporti o delle ispezioni sanitarie, che non sono state ripristinate. Lo stallo del governo potrebbe ricadere anche sulla sicurezza informatica di almeno 80 siti web governativi, perché una volta scaduti i certificati di sicurezza, i siti sarebbero "vulnerabili" ad attacchi hacker.

Che cos'è lo shutdown

Il blocco federale, che somiglia più a un braccio di ferro tra le parti, in realtà è diretta conseguenza del bilanciamento e dell'organizzazione del potere nella struttura politica (e governativa) statunitense. Secondo il principio della separazione dei poteri, definita "checks and balances", dettato dalla Costituzione americana, il Congresso esercita un potere esclusivo sulla gestione del bilancio federale (che, in questo caso, dovrebbe finanziare la costruzione del muro). Tutti gli stanziamenti che formano la spesa pubblica americana, infatti, devono essere necessariamente approvati da entrambi i rami del parlamento prima della promulgazione da parte del Presidente. Le proposte di legge possono entrare in vigore anche senza la firma del capo della Casa Bianca che, però, può esercitare un diritto di veto che obbliga il parlamento a ridiscutere il documento emanato. Il veto del presidente può essere superato con una nuova approvazione da parte di almeno due terzi dei membri delle camere. Ma quando il Congresso non riesce a emanare la legge di bilancio e il rifinanziamento delle varie attività amministrative, prima delle fine del periodo fiscale in corso, queste vengono sottoposte a un'attività di sospensione. A questo punto, la procedura prevede che, senza l'approvazione degli stanziamenti, le attività governative non essenziali debbano essere sottoposte allo "shutdown" fino all'approvazione di un rifinanziamento da parte del Congresso.

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