Trentatrè terroristi in libertà Tra bella vita e amici potenti

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14 Gennaio Gen 2019 14 gennaio 2019

Sono pluriergastolani, ma c'è chi ha aperto un locale, chi è diventato svizzero e chi aspetta la prescrizione

I terroristi italiani ancora latitanti in un sicuro rifugio all'estero sono 33, dei quali 28 rossi (e 15 delle Brigate rosse), ancora in vita e individuati. Uno dei casi più eclatanti riguarda Alessio Casimirri condannato in contumacia a 6 ergastoli per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Il brigatista ha aperto un ristorante in Nicaragua e si è fatto pure fotografare con enormi pescioni catturati grazie alla sua passione per le immersioni. Come Battisti ai tempi del presidente Lula in Brasile sarà difficile convincere l'ex guerrigliero marxista Daniel Ortega, che guida il paese con il pugno di ferro, a rimandarci il terrorista italiano.

La Francia è sicuramente il paese più ospitale per i latitanti degli anni di piombo, dove aveva trovato scampo alla cattura pure Battisti. Grazie alla dottrina Mitterrand, dal nome del presidente francese che aprì le porte ai terroristi se rinunciavano alla lotta armata.

A Parigi vive da tempo Giorgio Pietrostefani, dirigente di Lotta continua condannato a 22 anni di carcere assieme ad Adriano Sofri per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Si è sempre proclamato innocente e la pena andrà in prescrizione nel 2027. I cugini d'Oltralpe ospitano le ex brigatiste Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti condannate all'ergastolo nel processo Moro ter. Le due terroriste sono state chiamate in causa anche per i delitti D'Antona e Biagi. In Francia avrebbe trovato rifugio Sergio Tornaghi, milanese della brigata Walter Alasia condannato all'ergastolo per partecipazione a banda armata. Nel nord del Paese sarebbe riparato pure Giovanni Alimonti, leader delle Br-Pcc condannato a 22 anni al processo Moro ter.

Il caso più controverso riguarda Marina Petrella condannata all'ergastolo per omicidio. L'ex presidente Sarkozy ha negato l'estradizione per motivi umanitari. Sua moglie, Carla Bruni, è sempre stata sospettata di essere coinvolta nelle coperture che hanno garantito a Battisti di lasciare la Francia per il Brasile senza scontare un solo giorno di cella in Italia.

In Europa hanno trovato rifugio anche terroristi neri come Vittorio Spadavecchia, che ha fatto parte dei Nuclei armati rivoluzionari ed era fuggito dopo l'assalto alla sede dell'Olp di Roma. Un altro brigatista, Mauro Lojacono, coinvolto nell'agguato di via Fani, fuggì prima in Algeria, poi in Brasile e alla fine in Svizzera. Non sarebbe estradabile perchè ha la cittadinanza elvetica.

Alcuni latitanti sono stati dichiarati morti presunti, come Franco Coda, uno dei fondatori di Prima Linea, che ha ucciso l'agente di polizia Fausto Dionisi. In realtà potrebbe essere ancora vivo dopo aver fatto perdere le sue tracce fra Brasile, Venezuela e Cuba.

Pure il terrorista rosso Maurizio Baldasseroni è fuggito in sud America senza dare più sue notizie. Nel 2013 il nipote che voleva vendere un appartamento a Milano intestato pure allo zio latitante aveva fatto domanda di morte presunta, che per il momento è stata respinta.

Altri terroristi avrebbero trovato rifugio in Libia ai tempi di Gheddafi, Angola e Argentina, ma quasi tutti hanno sempre mantenuto un basso profilo al contrario di Battisti. Ieri il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dal palco della Scuola di formazione politica della Lega a Milano ha dichiarato: «Ci sono altre decine di assassini a piede libero in Europa e nel mondo. Utilizzeremo tutte le energie possibili per riportarli nelle carceri italiane».

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