Brexit, il giorno della verità May: "La storia ci giudicherà"

Brexit, il giorno della verità May: La storia ci giudicherà
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15 Gennaio Gen 2019 15 gennaio 2019

I Comuni pronti a bocciare l'accordo. Asse trasversale a Londra e a Strasburgo per cercare una proroga

La deputata Tulip Siddiq, laburista, ha rinviato di due giorni il parto cesareo pur di poter votare oggi a Westminster, dove ad accompagnarla, in sedia a rotelle, sarà il marito. E non è difficile capire perché. L'appuntamento è di quelli che entreranno negli annali. A due anni e mezzo dal referendum sulla Brexit e a un mese e mezzo dalla firma dei Paesi Ue, stasera arriva il verdetto del Parlamento di Londra sull'accordo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea concluso dalla premier Theresa May. Un voto cruciale per stabilire se la Brexit contrattata finora da Londra potrà andare avanti o sarà sepolta.

Si comincia a votare alle 19 ora inglese (le 20 in Italia). L'esito si conoscerà tra le 21 e le 22 italiane. E appare scontato. Ormai da settimane, le dichiarazioni dei parlamentari e la frattura in corso nel Partito conservatore dicono con ragionevole certezza che l'intesa sarà bocciata. A nulla è servita la lettera di rassicurazioni con cui la Ue ha blandamente tentato, alla vigilia del voto, di andare incontro alla premier, precisando che il backstop per evitare una frontiera fisica tra le due Irlande «è temporaneo». Per il leader del Labour Jeremy Corbyn la missiva di Tusk e Juncker è «nebulosa» e le rassicurazioni «non significano nulla». Idem per i nord-irlandesi del Dup, per cui «non sposta niente». Il capo dell'opposizione ha confermato il voto contrario e con il No di un centinaio tra Conservatori e deputati dell'Ulster, l'intesa sembra già sepolta. La premier dovrà presentare un piano alternativo in tre giorni lavorativi, al più tardi il 21 gennaio.

Quel che si aspetta di capire è dove si dirigerà la Gran Bretagna. Se passerà, per esempio, l'emendamento di Hilary Benn, con il quale il deputato laburista boccia sia il piano May sia l'opzione del no-deal (l'uscita senza accordo), dando ai deputati inglesi la parola sulle mosse successive, già allora l'Aula potrebbe dare prova che c'è una maggioranza contraria all'accordo del primo ministro ma anche a un'uscita senza intesa. Ed è proprio su questo punto che la premier ha nuovamente insistito ventiquattrore prima della votazione, cercando di fare leva sui Brexiters più duri: bocciare l'intesa potrebbe portare a «una paralisi del Parlamento» e al rischio «che non ci sia nessuna Brexit». A coloro che non accettano l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, Theresa May ha sbattuto in faccia l'ineluttabilità del risultato del referendum nel discorso tenuto in una fabbrica di Stoke-on-Trent, roccaforte dei Leavers, e ha paventato un altro rischio: tentare di ribaltare l'esito del voto provocherebbe «un danno enorme» alla democrazia britannica. Più tardi, ai Comuni, la leader inglese ha voluto sottolineare la solennità del momento: «Date una seconda occhiata all'accordo. No, non è perfetto. Ed è un compromesso. Ma quando si scriveranno i libri di storia, la gente guarderà diversamente alla decisione di questa Camera e si chiederà: abbiamo portato a compimento il voto del Paese per lasciare la Ue?». L'Aula non l'ha presa sul serio e l'invito a dare un secondo sguardo all'intesa è stato accompagnato da grasse risate.

Quel che invece sembra emergere è che la data del 29 marzo 2019 fissata per l'uscita, con o senza accordo, potrebbe a questo punto slittare, come vuole un gruppo trasversale di deputati inglesi, che ha già preparato una proposta di legge per fermare l'addio automatico dalla Ue, dare a premier e Parlamento sei settimane per trovare un'intesa su come procedere lungo la Brexit e se l'accordo non si trovasse obbligare la premier a chiedere a Bruxelles una proroga dell'Articolo 50. Fino all'obbligo, in caso di rifiuto della Ue, di bloccare unilateralmente la procedura di uscita. Favorevoli un centinaio di eurodeputati, che in una lettera si sono detti pronti a sostenere la richiesta di una pausa.

Chi traghetterà il Paese verso questa fase? Già domani i Laburisti premeranno per la sfiducia della May (ma sarà difficile ce la facciano). Tutto potrebbe ripartire. Compresa la mai sopita campagna per un referendum bis.

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