Il «freezer» allevia il dolore (ma non serve per la cellulite)

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17 Gennaio Gen 2019 17 gennaio 2019

La camera a -150 gradi dà sollievo ai malati di fibromialgia e aiuta a trattare le artriti reumatoidi. Solo temporanei i risultati estetici sulla pelle

Maria Sorbi

Resti in biancheria intima, indossi calze e guanti e sei pronto ad entrare nella doccia di ghiaccio. Cioè all'interno di un cilindro d'acciaio in cui rimani «sigillato» per tre minuti a 150 gradi sotto zero. Una temperatura che non esiste nemmeno in natura, almeno sul nostro pianeta. È la crioterapia, la tecnica della sauna gelata. Ma oltre ad essere un'esperienza estrema, lo choc termico che benefici porta? Viene utilizzato per trattamenti estetici anti cellulite, contro le macchie della pelle. Per dimagrire, per trattare le articolazioni degli sportivi e aiutarli al recupero post traumi. Ma attenzione, la Food and drug administration, l'agenzia Usa che vigila su farmaci, terapie e salute, non riconosce alcun beneficio (se non momentaneo) a questi bagni di freddo. Soprattutto per quanto riguarda i suoi effetti dimagranti e ringiovanenti. Sembra non ci sia alcuna evidenza scientifica della loro efficacia nemmeno contro l'asma o il calo del desiderio sessuale. E non ha effetti chiari sul metabolismo e la perdita di peso. Nemmeno il Sistema sanitario nazionale cataloga la doccia di gelo tra le cure, ma ma la pratica è in uso da una quarantina di anni e non può essere confinata solo tra le mode.

DOVE ANDARE

Innanzitutto va fatta chiarezza. Un conto è la sauna al gelo nel cilindro (in cui la testa rimane fuori), che ha esclusivamente fini estetici. Un altro conto è il trattamento nella camera fredda, una sorta di freezer a -150 gradi, con tanto di anticamera a meno 60 gradi, in cui possono entrare anche più di una persona e i vapori freddi non agiscono solo esternamente al corpo ma vengono anche respirati. In questo caso la stimolazione che aiuta ad alleviare il dolore di certe patologie è più a sfondo medico. Anche se non può essere chiamata terapia.

La camera sotto zero è molto utilizzata all'estero, in primis a Danzica in Polonia. In Italia gli ospedali non sono dotati dei macchinari. O meglio, qualcuno si sta attrezzando. Al momento l'unico centro in cui si attua la crioterapia è a Orzinuovi, in provincia di Brescia, al poliambulatorio Bongi. Tuttavia al centro estetico Monticello spa in Brianza e al centro di preparazione olimpica del Coni di Acqua Acetosa a Roma, oltre alla sauna c'è anche la camera. A cosa fa bene la cura del freddo? Innanzitutto alle artriti reumatoidi e al trattamento di edema e traumi, tanto che i cicli di trattamento vengono utilizzati molto spesso per rimettere in forma gli atleti. Ci sono alcune evidenze sulla sclerosi multipla e risultati sul trattamento delle para paresi spastiche, rendendo più facile la fisioterapia poiché, per reazione, la crio contrasta le contratture muscolari. Buoni riscontri si hanno anche contro la fibromialgia, malattia reumatica che colpisce muscoli e ossa provocando un dolore cronico diffuso in tutto il corpo. Ovviamente la terapia del freddo non è curativa, ma in base ai dati clinici raccolti al poliambulatorio Bongi, attutisce i sintomi dimezzando l'uso di farmaci.

LE SEDUTE

Un paziente su due riferisce di sentirsi meglio per tre mesi, o anche sei. Ma al di là delle sensazioni soggettive di ogni malato, a livello bio chimico, i parametri osservati documentano un beneficio di due settimane. Si continuerà a lavorare sui benefici del freddo, cercando di raccogliere tutta la documentazione necessaria perché un giorno il trattamento venga riconosciuto anche dal Sistema sanitario e inserito fra le varie terapie del dolore. Il principio si basa sull'attivazione del sistema nervoso simpatico. Di fatto viene messa in circolo l'adrenalina, come accade con lo sport. Questo provoca una vaso costrizione, periferica e centrale, e un consumo molto forte di energia perché il tessuto adiposo rilascia grassi per contrastare il freddo. Anche le cellule infiammate reagiscono e rallentano il loro processo. Inoltre il corpo rilascia meno acqua e blocca anche i processi di sanguinamento (a patto che non si tratti di una grossa emorragia). Ovviamente, per provocare degli effetti reali, non basta una sola seduta, ma almeno dieci sessioni in due settimane.

Talvolta si legge che la crioterapia possa curare i tumori. Ma i medici tirano il freno a mano. Innanzitutto non sono consentite terapie fisiche sui malati oncologici e poi, semmai, il trattamento crio può affiancare una cura per alleviare gli effetti collaterali e non certo sostituirla. I raggi di ghiaccio vengono sì utilizzati, ma non nelle camere sotto zero, bensì in sala operatoria per operare alcuni tipi di tumore come se fossero raggi laser.

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